Il Piccolo Principe e Simbolismo

Piccolo-Principe

 

Il Piccolo Principe e simbolismo
Qual è il significato del linguaggio simbolico di Saint Exupery nel Piccolo Principe?
Un’interpretazione di Adam Gopnik

di Marco Caffarello (Articolo 2014)

 

 

Piccolo-Principe
Di cosa parla il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery? La storia la conosciamo tutti, non credo che necessiti di una lunga presentazione, d’altronde si tratta di un racconto tradotto in 257 lingue e risulta ancora oggi come il quarto libro più letto ed ammirato del XX secolo, eppure, nonostante questo, difficile resta comprenderne l’autentico messaggio che Saint Exupery ci lascia, un messaggio criptico e simbolico, fedele a quello che è infatti il presupposto filosofico dell’Opera, per cui ‘l’Essenziale è invisibile agli occhi’.
L’autore infatti attraverso il simbolismo dei suoi personaggi, la rosa con le spine, il serpente, la volpe e via via tutte le altre figure che il piccolo principe incontrerà nel suo pellegrinaggio, fingendo di raccontare una favola per bambini parla direttamente al cuore di un adulto, dei grandi, a cui importa infatti solo la ragione del proprio tornaconto. La storia racconta delle disavventure di un aviatore, un aspetto notoriamente autobiografico dell’opera di Saint-Exupery, costretto da un’avaria del proprio aereo ad atterrare in piena emergenza nel bel mezzo di un deserto; nulla intorno a sé, solo sabbia, le stelle e sé stesso, finchè ad un tratto
una voce, il Piccolo Principe,” Mi disegni per favore una Pecora?”.
Molteplici sono state le interpretazioni fornite sulla storia nel corso degli anni, ma nessuno è ancora riuscito a rispondere alla domanda centrale: di che cosa parla il Piccolo principe? Adam Gopnik, scrittore e commentatore americano per la rivista New Yorker, ha provato a fornire un’interpretazione; lo scrittore è arrivato alla conclusione che il libro racconta una storia di guerra, non di un’allegoria della guerra, piuttosto di una favola sulla guerra in cui “le emozioni centrali del conflitto, spiega Gopnik,” l’isolamento, la paura e l’incertezza , sono alleviate solo da pensieri e da parole di amore” E’ noto infatti che l’autore scrisse il racconto mentre si trovava in
esilio a Long Island, negli Stati Uniti, sorprende che tutto ciò che riguarda la stesura del racconto abbia a che fare non solo con l’inizio della seconda guerra mondiale, ma anche con l’invasione tedesca della Francia settentrionale nel giugno 1940 e con la nascita della repubblica di Vichy che governò la parte meridionale della Francia dopo l’occupazione da parte dei tedeschi fino al 1944.
Secondo Gopnik, nelle parti più profonde dell’opera, emerge infatti l’angoscia e la nausea dell’autore per l’atrocità della guerra, come assoluta perdita di significato delle cose: è quindi il senso di smarrimento e di confusione che l’autore vive in prima persona di fronte alle atrocità della guerra ad averlo indotto a trascrivere nelle forme di un linguaggio simbolico una favola che contrappone alla realtà i veri amori della sua vita.
Com’è noto la pecora che l’aviatore disegnerà più volte finchè non risponderà ai desideri del principe, ovvero finchè il protagonista non sarà in grado di immaginarla da sé, ha il compito di ripulire il minuscolo pianeta del principe dai germogli che un domani daranno vita ad enormi Baobab, troppo grandi infatti per stare in un pianeta così piccolo, finirebbero per scoppiarlo e sopratutto finirebbero per uccidere quello che che è l’unica preoccupazione del principe, una rosa
orgogliosa delle sue quattro spine.
Ebbene, come il piccolo principe del racconto, Saint-Exupéry aveva un solo amore, quello per la moglie Consuelo, da cui la rosa del racconto ne simboleggia, caratterizzandola, la tosse e la vanità.
Da qui lo sviluppo del racconto, lo stupore del principe per il mondo degli adulti, così serio da non comprendere le preoccupazioni del piccolo protagonista per una rosa troppo speciale per non essere protetta,” E non è una cosa seria cercare di capire perchè i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente?”, si chiede infatti il Principe, “ Non è importante la guerra fra le pecore e i fiori?Non è più serio e più importante delle addizioni di un grosso signore di rosso?”. Sennonchè anche la sua rosa molto esigente e vanitosa iniziò a farlo dubitare; il principe infatti prese seriamente delle parole senza importanza che la rosa le disse, rendendolo infelice;“Addio” disse al fiore, il fiore non rispose, iniziò a tossire, e il piccolo principe inizia il suo
viaggio nello spazio.
Ogni capitolo del libro racconta un diverso incontro che il protagonista fa con vari personaggi e su diversi pianeti, e ognuna di queste bizzarre figure lascia il piccolo stupito e sconcertato per la stranezza delle persone adulte; un Re solitario che voleva farlo ministro, un vanitoso, un ubriacone che beveva per dimenticare di essere un ubriacone, un faccendiere così occupato a comprare stelle di cui non sa cosa farsene da non rivolgere al piccolo neppure uno sguardo, un lampionario, l’unico personaggio della favola ad essere stimato dal protagonista perchè a differenza degli altri è l’unico a non occuparsi di sé stesso ma di altro da sé, un geografo, cha non conosce il suo pianeta non potendo contare su dei collaboratori, e infine l’arrivo sulla Terra, di cui si
sorprende di non incontrare un solo uomo, tant’è inizialmente pensa di avere persino sbagliato pianeta.
Sulla Terra incontra solo figure, un serpente a cui chiede con insistenza dove siano gli uomini senza tuttavia conoscere risposta, ‘ si è soli anche in mezzo agli uomini, un fiore che gli rinnova la difficoltà di incontrare un solo uomo, “gli uomini non hanno radici”, dice infatti il fiore, l’eco delle montagne, su cui il principe sale convinto di vedere dalla loro sommità la moltitudine umana, che tuttavia non fa che ripetere parole che il protagonista pronuncia, a dimostrazione che nella Terra si ripete meccanicamente ciò che si sente dire, e infine la volpe, la figura a cui l’autore affida la morale del racconto,”se vuoi un amico, addomesticami”.
È attraverso questa figura che il Piccolo Principe riesce a capire i sentimenti che prova per la sua rosa: «Credo che mi abbia addomesticato», afferma infatti il protagonista del racconto. Capisce che addomesticando la volpe fa uscire dal suo corpo, dalla sua fatticità e corporeità qualcosa che diventa così “unico al mondo”, perchè addomesticare per l’autore significa ‘creare dei legami’ intersoggettivi, uscire fuori dal Sè per essere altro da Sè. La volpe infatti sarà l’unico personaggio
che piangerà per l’addio del Principe. Le di parole Saint-Exupéry ci dicono che solo il nostro spirito percepisce la singolarità di un individuo, di una cosa, è l’essenziale invisibile agli occhi; le persone, le cose sono racchiuse nelle apparenze e solo addomesticandole si potrà rivelare e apprezzare la loro
singolarità, per cui anche la nullità che è nel deserto può essere bella.
“Da te gli uomini”, spiega il Principe, “gli uomini coltivano 500mila rose nello stesso giardino, e non trovano quello che cercano” “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami.”. Il principe incontrerà ancora un controllore che non sa spiegare al Principe il perchè delle azioni umane, così come un cinico venditore di pillole che tolgono la sete “per recuperare del tempo.”
Da qui la conclusione tragica e la morte consapevole del Principe che si lascia morire dal morso di un serpente per tornare dalla sua rosa, “ Sai…il mio fiore…ne sono responsabile. Ed è talmente debole e talmente ingenuo. Ha quattro spine da niente per proteggersi dal mondo.” Lascia in regalo al pilota il suo sorriso, il suo messaggio, e un mare di stelle da guardare, offrendogli anche
l’immagine confortante che lassù, da qualche parte, il piccolo principe si prenderà cura della sua rosa essendo l’essenziale invisibile agli occhi.

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