Noam Chomsky:” Il Linguaggio? Non sapremo mai qual è la sua origine”

parole

 

Una lettera di Chomsky ribadisce l’impossibilità di dedurre l’origine della Lingua.

di Marco Caffarello

 

 

 

Parole, parole, parole’, cantava Mina, ‘parole, parole, parole’, ma che sono?,‘parole, parole, parole’, ma dove nascono?,’parole, parole, parole, parole soltanto parole, parole tra noi’.

E ha ragione Mina che qui si ferma, perchè oltre ad essere parole tra noi, stando al più importante linguista e teorico della comunicazione di oggi, Noam Chomsky, del linguaggio di fatto non possiamo dire nè cosa sia nè come sia nato.

E’ ciò che il linguista-filosofo teorico della Grammatica Universale (conosciuto tra le tante cose anche per il suo impegno politico tale da portarlo spesso a scontrarsi frontalmente con molti governi degli USA del passato) afferma in un articolo pubblicato in questi giorni sulla rivista internazionale Frontiers in Psychology, firmato inoltre anche da altre autorevoli personalità del calibro dell’evoluzionista Richard Lewontin, il linguista Robert Berwick, l’antropologo Ian Tattersall, l’esperto di comunicazione animale Marc Hauser, secondo i quali stabilire con certezza e scientificamente quale sia l’origine del linguaggio è di fatto una congettura.

Vengono così spazzate di colpo ipotesi e formule sull’origine della lingua che negli ultimi vent’anni si erano iniziate ad affacciare nel panorama della linguistica, approcci come quelli di genetica comparativa o di natura adattazionista neo-Darwiana, che di fatto non costituisco nessuna valida teoria per spiegare l’origine della lingua, un punto di vista condiviso, inoltre, anche da Massimo Piattelli Palmarini, professore di scienze cognitive, linguistica e di epistemologia per L‘University of Arizona, collaboratore in passato di Chomsky,che per il Corriere della Sera così scrive ironicamente:”Niente mai potrebbe persuadermi che l’evoluzione del linguaggio non è il risultato di pressioni selettive Darwiniane esercitate dalla comunicazione e la cognizione in genere.”

Per Noam Chomsky che ha da poco pubblicato il suo ultimo lavoro da linguista, Il Mistero dell’evoluzione del linguaggio, queste teorie dal nome magniloquente restano alla stregua di ipotesi implausibili, spiegarsi come nasca il linguaggio, così come si chiede l’uomo da sempre, sin dalle teorie di Platone sull’origine della parola e del periodo contenute nel Sofista, è di fatto impossibile.

Noam Chomsky è infatti conosciuto per essere uno dei fondatori del cognitivismo, una scuola di pensiero che a partire dal suo primo lavoro nel 1957, Syntacti Structures, nell’ambito delle teorie sull’apprendimento della lingua sostiene che l’apprendimento linguistico è un risultato di un processo mentale ‘creativo’ della nostra mente, quasi innato essendo dovuto alla specifica natura dell’uomo.

In opposizione alle teorie comportamentiste che sostengono che l’apprendimento linguistico, ( valide tanto per un bambino, quanto per un adulto che impara una seconda lingua) è da attribuire ad un’acquisizione inconscia di abitudini senso-motorie derivanti dall’ambiente che associa una particolare risposta ad un determinato stimolo, per il cui il bambino dice ‘pappa‘ per dire ho fame, e attraverso l’osservazione, la frequenza e la risposta positiva, il bambino comprende che pappa è la parola giusta, Chomsky rifiuta questa impostazione troppo riduzionista per spiegare infatti una natura così complessa come quella del linguaggio; se così fosse la lingua si ridurrebbe ad una mera sequela di abitudini.

Da qui la rivoluzionaria teoria Chomskiana della Grammatica Universale secondo la quale ogni individuo, alla stregua di un puro innatismo cartesiano, possiede nella propria mente i principi essenziali della grammatica, per cui, per sillogismo. viene postulato che anche tutte le grammatiche hanno pari principi di apprendimento.

Un meccanismo innato di acquisizione che Chomsky nel 1975 perfezionerà nella teoria del Language Acquisition Device, secondo il quale l’ambiente riveste sì importanza ma solo come input, come stimolo per l’individuo che, essendo predisposto a comunicare, formulerà ipotesi sul sistema della lingua verificandole, per cui magari invece di dire pappa, il bambino anche cacca. E‘ quello che Chomsky sostiene da sempre, ribadito come meglio non potrebbe in occasione di un incontro in Vaticano con il cardinal Ravasi sul senso delle parole:

«il mondo opera come una macchina, su principi delle leggi della meccanica, come oggi potremmo dire dei computer. Anche la lingua può essere costruita in questo modo con l’idea che tutto obbedisce a una sorta di legge meccanica». D’altronde in principio era il Verbo.

 

http://www.ilnotiziariofilosofico.it/2014/05/noam-chomsky-il-linguaggio-non-sapremo-mai-qual-e-la-sua-origine.html

 

 

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