Internet a due velocità; una per i ricchi, l’altra per i poveri

net-neutralityNegli USA è al vaglio la proposta di creare di creare un internet a due velocit°, una per i ricchi, l’altra per la gente comune

di Marco Caffarello

C’era una volta la Net Neutrality, la neutralità della Rete. Da quando infatti, oltre un quarto di secolo fa, Internet è nato negli USA e poi si è diffuso occupando ogni momento della nostra vita quotidiana, i servizi digitali sono sempre stati fedeli ad un’ ideologia egualitaria, all’idea che l’accesso alla conoscenza contenuta in milioni di pagine web potesse abbattere barriere e diseguaglianze esperibili solo nella realtà contingente.

Ebbene, in barba ad ogni retorica, se non propriamente a lacrime di coccodrillo, per cui si continua a ripetere, secondo la migliore tradizione del politicamente corretto, che la disuguaglianza è da combattere e la forbice sociale da ridurre, questo principio egualitario sta vacillando e presto potrebbe finire anche in soffitta.

No, non è uno scherzo, né una provocazione, ma la realtà che viene fuori da un articolo di Repubblica pubblicato lunedì 5 maggio, secondo il quale negli USA è al vaglio la proposta di creare servizi telematici a doppia velocità, una più veloce per soli ricchi, l’altra più lenta per i comuni mortali.

Vien da sé che se la proposta negli USA dovesse trasformarsi in legge, non è difficile poi prevedere un’estensione della prassi anche al resto del mondo.

Naturalmente le associazioni americane dei consumatori hanno già iniziato la loro protesta, così come quella della carta stampata e dei media, non fosse per il serio rischio di vedere presto la fine di un principio che sembrava sacro.

In pratica si arriva alla fase finale di una contesa tra colossi della finanza, quali sono Comcast, Verizon, AT&T, TimeWarner (alla stregua della Telecom in Italia) che si occupano della gestione strutturale di internet, ed altri grandi gruppi come Google, Disney, Skype, Microsoft ec, che trattano invece nel dettaglio i contenuti digitali dei servizi telematici, quali sono per l’appunto file musicali, video, giochi, ec.

Non fosse che sono ormai anni che le lobby della gestione strutturale del web fanno pressione alle authority USA per spuntare il diritto a far pagare di più i grandi colossi che gestiscono i contenuti digitali, tant’è la posizione delle telecom americane ha già conosciuto parere positivo prima di due sentenze di tribunali federali americani, ed ora della Federal Communications Commission (Fcc)

Non è un caso che in America la realtà di un internet a due velocità viene già data per certa, tant’è solo pochi giorni fa il New York Times intolava ‘La Fcc volta pagina, presto avremo le corsìe veloci per il traffico online’.

Vien da sé che se le Lobby telefoniche otterranno il diritto a prelevare tariffe maggiorate, chi alla fine pagherà il conto finale sarà sempre l’utenza comune, perchè c’è da aspettarsi che le grandi aziende che gestiscono i contenuti digitali del web scaricheranno certamente sull’utenza la maggioranza del rincaro.

Ma è probabile che le conseguenze non si esauriscano qua: se infatti le grandi aziende pagheranno di più per avere un servizio migliore, questo potrebbe dar luogo a delle vere distorsioni che fanno leva sulla buonafede dell’utente; non è da escludere infatti che in una situazione del genere, se realizzata, l’utente comune crederà a quel punto che sarà lui a cercare i contenuti sul web, ma nella realtà avverrà l’esatto opposto, ovvero saranno i contenuti digitali delle grandi compagnie a raggiungere lui.

Le novità non saranno infatti visibili all’occhio nudo, anzi saranno ben nascoste allo sguardo di un utente medio, ciò che avverrà è una concreta differenziazione dell’esperienza di internet come alcuni già sostengono.

Inoltre per aziende locali, startup, giovani, creatori di contenuto originale (filmati, musiche, informazione, e-book), l’accesso al pubblico finale sarà a quel punto solo in salita, perché naturalmente saranno confinati nelle corsie più lente, superati con facilità, e qualunquismo, da servizi del calibro di YouTube, Amazon, Netflix, Skype, Ebay, Disney.

Interrogato sul caso Michael Weinberg, avvocato per l’associazione Public Knowledge, così si è espresso:”Si va verso una discriminazione commerciale, l’opposto della neutralità di Internet che si fonda sulla non discriminazione. Le nuove regole imporranno un prezzo d’ingresso e quindi una barriera d’entrata contro l’innovazione

Un caso analogo si sta ripetendo anche in Europa; sembra infatti che l’inglese Vodafone e la tedesca Deutsche Telekom vogliano ora spuntare il diritto di far pagare Google e Netflix una tariffa superiore per l’uso intenso delle loro infrastrutture. La domanda è: pagheranno sempre gli stessi, cioè noi?

http://www.ilnotiziariofilosofico.it/2014/05/internet-a-due-velocita-una-per-i-ricchi-l-altra-per-i-poveri.html

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