Rivelato uno dei misteri dell’antichità; così gli egiziani costruivano le Piramidi

piramidi

 

 

 Una ricerca dell’Università di Amsterdam è  risalita a come gli antichi egizi trasportavano gli immensi blocchi delle Piramidi.

di Marco Caffarello

Ebbene sì, uno dei misteri delle Piramidi che da millenni resisteva ad una qualsiasi interpretazione è ora rivelato. Grazie infatti ad uno studio dell’Università di Amsterdam pubblicato sulla rivista Physical Review Letters, un’equipe di ricercatori è risalita a come gli antichi egizi riuscivano a trasportare quegli immensi blocchi di pietra da 2,5 tonnellate ciascuno dalle cave di pietra, ove venivano prelevati, sin sul luogo dove poi nascerà la più antica delle Sette Meraviglie del mondo, di cui persino la datazione resta incerta.

Ebbene lo diciamo subito, non esiste alcuna forza arcana nè misteriosa, non c’è alcuna correlazione tra gli astri, Orione e i poteri delle Piramidi, così come gli alieni sembrano almeno per il momento restarne fuori, ma tutto ciò dipende da due cose o elementi in sé semplicissimi e naturali; l’acqua e la forza d’attrito.

In pratica l’equipe, che ha comprovato la teoria con una riproduzione sperimentale di un test, ha capito che gli antichi Egizi usavano un trucco davvero intelligente per rendere più facile il trasporto delle titaniche pietre piramidali su semplicissime slitte, il cui unico escamotage era costituito da una particolare curvatura dei suoi bordi che gli consentiva di dimezzare il numero di lavoratori necessari.

Infatti anche un bambino sa che quando un corpo è bagnato la forza d’attrito che intrinsecamente gli appartiene si dimezza, per cui quando gli schiavi trainavano blocchi da 2,5-3 tonnellate ciascuno, c’era qualcuno il cui compito era bagnare la sabbia fino ad un punto tale da renderne facile il trasporto.

Se infatti si dà un’occhiata all’illustrazione riportata nell’articolo, l’Opera ritrovata in epoca vittoriana all’interno della tomba di Djehutihotep, si farà caso ad un uomo che versa dell’acqua sulla parte anteriore della slitta trainata dagli schiavi, per l’esattezza 172 nello stipite rivenuto, un dettaglio che si trova appena a destra della base della grande statua trasportata.

Nel test da laboratorio i ricercatori hanno quindi creato le stesse condizioni che vengono illustrate nello stipite egizio, riproducendo una versione mini della slitta collocata all’interno di un vassoio riempito con della sabbia; da lì sono così riusciti a determinare sia la forza di trazione nella sabbia, che la quantità d’acqua necessaria per dimezzarne la forza d’attrito.

Per rivelare invece la rigidità della sabbia, ovvero la capacità che un corpo ha di opporsi ad una forza che le viene applicata, è stato adoperato un reometro da cui è stato dimostrato che la forza necessaria per la trazione dei blocchi diminuisce proporzionalmente alla rigidezza della sabbia, da non confondere infatti con rigidità, perchè mentre la prima è una grandezza dei materiali, la seconda delle strutture, qual è la sabbia del deserto.

In pratica con la giusta quantità d’acqua la rigidezza della sabbia diminuisce ad un punto tale che, il doppio circa rispetto all’acqua in riva al mare, il manto sabbioso diventa perfettamente rigido da rendere facile trasportare gli immensi blocchi che poi daranno vita alle Meraviglie, sebbene sempre con 172 persone a trainarlo. E così un altro mistero se ne va, pensando a Leopardi.

http://www.ilnotiziariofilosofico.it/2014/05/rivelato-uno-dei-misteri-dell-antichita-cosi-gli-egiziano-costruivano-le-piramidi.html

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