Il punto del Guardian: “L’Economia non è una scienza. Non si può pensare di lasciarla solo ad esperti”

Ha-Joon_Chang_profile

Un interessante articolo del professore di Scienze Economiche dell’Università di Cambridge, Ha-Joon Chang, affronta la necessità del mondo degli esperti di aprirsi ad un confronto sereno con il mondo dei ‘meno esperti’ al fine di una gestione comune del Sapere.

di Marco Caffarello

Venerdì 30 aprile il prestigioso the Guardian, storico giornale inglese fondato a Manchester nel 1821, ha pubblicato un articolo di Ha-Joon Chang, professore di economia per l‘Università di Cambridge e considerato uno dei più autorevoli economisti del mondo, nel quale così viene scritto:”

Contrariamente a quello che gli economisti professionisti in genere dicono, l’economia non è una scienza. Tutte le teorie economiche hanno presupposti politici ed etici di fondo, che rendono impossibile dimostrare il loro presupposto giusto o sbagliato nel modo in cui è possibile con le teorie delle scienze fisiche o della chimica. Questo è il motivo per cui ci sono almeno una dozzina di scuole di economia, con i loro rispettivi punti di forza e di debolezza“

Parole che pronunciate da colui che ‘esperto’ di economia lo è di fatto hanno un valore prezioso come l’oro, non solo perchè apre filosoficamente al fondamento primo di una qualsiasi scienza che si definisca tale, ovvero viene rivelato il carattere esclusivamente ipotetico che per essenza gli appartiene, natura che in quanto tale nega di conseguenza una qualsiasi ineluttabilità dei presupposti, ma più concretamente apre poi alle modalità con le quali gli esperti’ gestiscono il Sapere, verità, o presunte tali, che infatti non possono essere offerte al pubblico senza un adeguato controllo.

Vi ricordate infatti la figura manzoniana del Don Abbondio? Cosa fece lui allorchè Renzo insisteva per convolare a nozze con Lucia, angosciato dal divieto che avevano imposto i Bravi? Iniziò a parlare in latino, in modo che il ragazzo, tenuto lontano dalle verità che solo i dotti possono comprendere, vi rinunciasse.

Ebbene la storia si ripete, non si tratta del latino, ma di leggi di economia, finanziarie, numeri e formule incomprensibili, linguaggi tecnici che, sebbene non possano certificare alcuna verità in senso assoluto, così come si pretende da una scienza, vengono adoperati dal mondo degli esperti quasi alla stregua di una fonte di potere, come una cosa d’elite che può essere gestita solo da pochi, sebbene poi le conseguenze delle politiche che saranno adottate dall’establishment e dal mondo delle istituzioni ricadranno fatalmente nella dimensione pubblica.

Non a caso così poi prosegue il professor Chang:

Detto questo, è del tutto possibile che persone che non sono economiste di professione, possano avere giudizi fondati su tutte le questioni economiche, sulla base della conoscenza delle teorie economiche fondamentali e l’apprezzamento di fondo dei presupposti politici ed etici a queste correlate. Molto spesso, le sentenze dei cittadini comuni sanno essere migliori di quelle di economisti di professione, essendo più radicate nella realtà e molto meno speculative”.
Come a dire, un manifesto dell’uomo qualunque, ed ha ragione il professore di Cambridge; la sua analisi parte infatti proprio dai disastri che il nobile mondo dei dotti delle accademie economiche inglesi, a partire dalle politiche iper-liberiste degli anni 80′ di Margaret Thatcher, ed ora dal governo laburista di David Cameron, ha arrecato concretamente al tessuto sociale del Regno Unito, caratterizzato anche là dall’aumento del tasso di disoccupazione, delle fasce povere, dal calo dei consumi, ec, tutte realtà che per Chang hanno dei responsabili, coloro per l’appunto su cui ricade la gestione degli strumenti tanto teorici, quali sono le scienze economiche, quanto pratici, le politiche di fatto assunte.

‘Se tutto quello che dobbiamo fare‘, si chiede infatti Chang,’è ascoltare gli esperti, qual è il modo per arrivare ad una democrazia?’ e poi continua,’ciò significa che come cittadini di una società democratica, tutti noi abbiamo il dovere di imparare alcuni elementi di economia e di impegnarci in dibattiti economici. Questo non è poi così difficile come può sembrare a prima vista. Come cerco di mostrare con il mio nuovo libro, Economia: Guida per l’utente, la maggior parte delle scienze economiche può essere compresa da chiunque abbia una formazione secondaria, naturalmente se è spiegato in modo semplice. L’economia è una scienza troppo importante per essere lasciata solo a degli economisti che lo fanno di professione ( e che mi comprende ). Come cittadini, tutti noi dovremmo imparare di economia e sfidare quello che ci dicono i professionisti per indurci a credere.’ Ed è quello stiamo facendo, caro Chang.



http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/apr/30/economics-experts-economists

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