Il Davide di Michelangelo a rischio frattura

DAVIDE

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno studio ha riprodotto su scala le fratture sulle gambe dell’opera per individuarne il punto di rottura.

di Marco Caffarello

Come riportato stamane dall’ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), il Davide di Michelangelo, simbolo del Rinascimento italiano, una delle Opere artistiche più ammirate e conosciute al mondo, dal valore economico inestimabile, rischia ora niente poco di meno che spezzarsi, a causa di alcune fratture nel marmo presenti nella porzione inferiore di entrambe le gambe, nel dettaglio nella caviglia sinistra e nel tronco della gamba destra.

Una scoperta, a dire il vero, non proprio ‘nuovissima’,le fratture nel marmo del Davide furono notate infatti già con la prima metà del 800′, ma vien da sé che le tecnologie oggi a disposizione della ricerca permettono studi e approfondimenti che naturalmente per gli uomini del XIX secolo erano inimmaginabili.

Tant’è alcuni ricercatori dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Igg-Cnr) e dell’Università degli Studi di Firenze , studio pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Cultural Heritage, hanno eseguito un approccio sperimentale che ha previsto la riproduzione in gesso e su scala ( alta appena 10 cm contro i 4 metri e 10 dell’originale) della statua michelangiolesca, riportandovi naturalmente le stesse fratture, ciò per analizzare sul campo a quali sollecitazioni e rischi è sottoposta l’Opera.

Ebbene, come spiega Giacomo Corti, ricercatore per l’Igg-Cnr, da un punto di vista squisitamente tecnico le fratture nel marmo delle gambe del Davide, suggeriscono che “sia la stabilità sia le caratteristiche della deformazione del David sono principalmente dovute all’inclinazione della statua. Innanzitutto, maggiore è l’angolo di inclinazione, maggiore è l’instabilità della statua sotto il proprio peso, particolarmente per inclinazioni maggiori di 15°. Inoltre, l’inclinazione influenza anche la posizione delle fratture, che tendono a interessare porzioni via via più alte: nella gamba destra, sopra i 15° la frattura avviene sempre al di sopra del tronco d’albero”.

Si tratta di un risultato a cui la ricerca è potuta giungere grazie anche all’apporto delle tecnica di cui oggi dispone, tant’è, da un punto di vista sperimentale, il modellino riprodotto in scala sarebbe stato sollecitato a forze ben più maggiori della stessa forza di gravità, in modo tale che, come spiega il ricercatore, “le piccole statue fossero state sottoposte ad una forza centrifuga sempre più crescente, rendendo la statua così sempre più ‘pesante’, finché gli sforzi gravitazionali superassero la resistenza del materiale e si giungesse alla rottura”.

Comparando quindi i risultati ottenuti dall’approccio sperimentale con la realtà contingente dell’Opera originale, viene confermato che la costante inclinazione della statua, ancorché non superiore a 5°, rappresenta il vero fattore critico per uno sviluppo futuro dei sistemi di fratture nelle porzioni inferiori di entrambe le gambe, una condizione questa che, stando alle ricerche, si sarebbe venuta a creare allorchè la Statua fu posta, non al meglio evidentemente, difronte a Palazzo Vecchio di Firenze per quasi quattro secoli, esattamente dal 1504 e il 1873.

L’unico augurio è che dalla ricerca si passi ora al restauro, e poi ad un’affermazione vera di una cultura della valorizzazione dei beni artistici di cui solo l’Italia può godereal mondo.

Solo immaginando, come suggerisce spesso il critico d’arte Vittorio Sgarbi, a quanta ricchezza in termini propriamente economica è contenuta nelle nostre sale museali, non si può infatti tollerare né la condizione in cui il patrimonio è lasciato, né che l’Italia non sia il Paese al mondo con il maggior indotto derivante dalla valorizzazione dei beni culturali.

http://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1296207414000375?via=sd&cc=y

http://www.ilnotiziariofilosofico.it/2014/04/il-davide-di-michelangelo-a-rischio-frattura.html

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