2040: l’alba della società robotica

robot

Nella data di oggi un articolo del Daily Mail indica nella data del 2040 l’alba di una società ormai completamente robotizzata; le conseguenze sociali ed antropologiche non si prestano ancora ad essere pienamente comprese.

di Marco Caffarello

Nella giornata di oggi, 22 aprile, il Daily Mail, storico quotidiano inglese fondato oltre un secolo fa, nel 1896, ha pubblicato un articolo nel quale è riportato uno studio che analizza da presso l’imminente robotizzazione della società, non mancando naturalmente di sottolineare anche tutte le conseguenze che siffatta realtà potrebbe provocare tanto nella qualità sociale della vita, quanto in quella organica e corporale del singolo.

Se è vero, infatti, che oggi le tecnologie permettono azioni che gli uomini dell’antichità attribuivano solo ai poteri delle divinità, basti pensare ai trapianti d’organo, la comunicazione universale di internet, i viaggi cosmici, l’utilizzo dell’atomo per la produzione dell’energia, e così via fino all’infinito, tutto ciò naturalmente ha un suo prezzo che si paga, spiega il Dail Maily, nei termini di forza lavoro impiegata, ovvero nella distribuzione del lavoro tra le masse sociali, sia in quelli squisitamente organici, e quindi di salute complessiva del singolo, essendo l’uso spasmodico della tecnica alla base del costante declino del corpo.

Lo scenario ipotizzato dal quotidiano britannico non è, infatti, tra i più rassicuranti per usare un eufemismo; entro il 2040 la robotizzazione della società sarà completa, per cui si potrà ritenere una normalità, un costume, avere magari centralini robotici impiegati nei ministeri, nelle istituzioni sia pubbliche che private, impiegati robot, persino giornalisti robot, negozi online, autovetture con il pilota automatico, occhialetti intelligenti, ec, tutti elementi che se guardati da una diversa prospettiva, da quella antropologica, non permettono infatti grandi sorrisi.

La domanda che si fa il Daily Mail apre infatti ad un dibattito fin’ora poco affrontato ed analizzato; se fosse confermata una genealogia di una società che fa uso della tecnica per ogni azione il cui principio resta il volere umano, come accendere un interruttore ad esempio, una società che affida al potere delle tecnologie ogni sua realtà, ogni suo fare, da quello in sè pratico, a quello più dettagliatamente teoretico, l’uomo entrerà in competizione con le macchine? Sembra una domanda di Isaac Asimov, il grande scrittore russo di romanzi di fantascienza, autore di una sterminata produzione letteraria, che per primo intuì i rischi, e ‘paure’, che il ‘totalitarismo della macchina’ avrebbe apportato alla nostra realtà ecumenica, eppure questa volta non si tratta di uno scenario ‘da romanzo’, ma dei risultati a cui ha condotto uno studio di esperti pubblicato stamane da uno dei più autorevoli quotidiani del mondo.

D’altronde basta avere un po’ di spirito d’osservazione per rendersi conto di quanto le nuove tecnologie stiano modificando abitudini e raggi d’azione; si prenda, infatti, la più immediata, se non elementare delle tecnologie, un computer, uno strumento infatti che deve essere visto da una ‘duplice prospettiva’, quella appartenente al suo potere di calcolo e di memoria, prestazioni naturalmente impossibili per ogni essere umano, sia al suo potere di ‘condizionamento’, ossia quanto tale strumento influenza i nostri comportamenti, abitudini ed azioni, di solito limitate ad una sedia.

Ne consegue che se da una parte il potere inscritto nella macchina s’accresce fino a dimensioni tali da poter persino fare a meno della presenza dell’uomo per il comando, vedi un drone, dall’altra i poteri che appartengono alla nostra natura s’affievoliscono, si indeboliscono fino ad un punto tale da non poter altro che dipendere da un potere che non è, antropologicamente, nostro.

Non sarà un caso, quindi, che spesso l’articolo sottolinei le conseguenze organiche che il dominio della tecnica ha provocato, o sta provocando, sulla nostra salute, quasi si trattasse di una rivisitazione delle speculazioni che furono di Rousseau o Leopadi, per cui al vigore degli antichi fa seguito lo spiritualismo dei moderni, ma il Daily Mail sembra aggiungere qualcosa in più, persino una fine stessa dello spiritualismo, inteso naturalmente come pienezza intellettiva del reale; l’intelligenza umana infatti si sta riducendo, un fenomeno che nasce proprio dalla propensione dell’uomo ad affidare ogni compito, ogni problem solving, ad un potere che umano non è, così come in generale è tutto l’organismo a cadere fatalmente nel declino.

Una discesa che naturalmente dipende dalla trasformazioni che l’uso totalizzante delle tecnologie stanno apportando alle nostre abitudini, persino azioni, tant’è, spiega l’articolo, anche le dimensioni del pene si sarebbero ridotte con il tempo, e continuano a ridursi, e la ragione, sebbene un primo sorriso, lascia meno divertiti di quanto non si fosse immaginato.

Questo non è che una conseguenza dell’influenza che le tecnologie stanno apportando alla  collettività delle esperienze; il ‘totalitarismo tecnologico’, infatti, rende fenomenologicamente più sporadici gli incontri umani, si riducono le esperienze nella società, l’uomo come specie ja meno esperienza collettiva dell’amore, lentamente e inesorabilmente decrescono i possibili delle azioni dell’uomo, l’uomo come specie è sempre meno padrone delle sue azioni e sempre più dipendente da qualcosa a cui deve il suo fare.

Se infatti la tecnologia compie un lavoro per il quale non basta un numero imprecisato di persone, così come è, magari neppure appartenente ai poteri che poi all’uomo competono, è naturale che l’uso delle macchine tolga da una parte e nella contingenza lavoro alla manodopera umana, e dall’altra sia persino causa di un allentamento delle relazioni umane: si pensi, infatti, anche a chi grazie alle nuove tecnologie può ora lavorare da casa, tutti elementi che se sommati, infatti, sottraggono alla società una natura relazionale dei suoi ‘componenti’. L’uso delle tecnologie, spiega il quotidiano, renderà inoltre ancor più intenso e rapido il fenomeno della globalizzazione già in essere, per cui non è un azzardo ritenere che un domani un impiegato ‘medio’ possa lavorare da casa per aziende ‘delocalizzate, ubicate chissà dove, e magari anche per più ditte contemporaneamente, data anche la tendenza ai tanti ‘microlavori’ sulla quale è organizzata ora la produzione delle aziende. In generale, tuttavia, si ritiene che lavoreremo di più, proprio a conseguenza della paradossale competizione con la macchina, tale a doverci imporre un accrescimento della prestazione e, dunque, della produzione.

Ma c’è di più; il rischio che viene tratteggiato è che sia ora l’uomo stesso ad esser robotizzato per competere con le infinite capacità delle macchine. Il Daily Mail non esclude, infatti, che si arrivi persino a ‘trapianti bionici’, come può essere infatti un braccio, perchè le capacità produttive del singolo possano competere con quelle di una macchina, così come potenziare le capacità di memoria e di calcolo del cervello attraverso l’impianto di un microcip.

Scenari inquietanti, ma verosimili, sopratutto se inseriti in un contesto come quello del mondo del lavoro e della produzione.

http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2609391/Rise-robots-Humans-compete-droids-jobs-2040-study-claims.html

http://www.ilnotiziariofilosofico.it/2014/04/2040-l-alba-della-societa-robotica.html

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