L’Italia che cambia: i flussi migratori nel Paese presentati dal CNR

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Un saggio di Corrado Bonifazi, ricercatore per il CNR, avverte sui rischi che il rallentamento del flusso migratorio delle popolazioni dei cd. Paesi emergenti potrebbe avere all’interno delle economie più avanzate, Italia compresa e sopratutto. Il contemporaneo invecchiamento della popolazione locale e il decremento di quella straniera renderà insostenibile qualsiasi sistema economico più avanzato

di Marco Caffarello

Non è mai troppo tardi, come si dice, ma se non si cambia rotta, allora prepariamoci alla concorrenza nel mercato non più delle cd. potenze internazionali, così come ci aspetteremmo, essendo noi un Paese che siede al tavolo del G8, ma dei cd. Paesi emergenti, essendo questi in rapida e costante espansione.

E a ben vedere questa ‘cronaca di un declino annunciato’, non è frutto dei disastri che l’attuale condizione di crisi economica sta generando alla nostra economia, così come in quelle di altri Stati, che spegne la propensione agli acquisti delle famiglie e vincola le politiche statali al rispetto degli accordi internazionali, ma appartiene, per così dire, ontologicamente alla natura del nostro stesso tessuto sociale, ormai troppo vecchio da un punto di vista anagrafico per poter ritenere, infatti, che ad esso possa spettare un futuro; d’altronde quante sono le età di una vita?

Sono anni, infatti, che sentiamo ripetere dal mondo dell’accademia e delle istituzioni politiche e culturali del Paese che l’immagine che l’Italia rischia di vedersi riflettere, quasi si trattasse di un incantesimo, è quello di un Paese vecchio e stanco, che come tale, dunque, ha poco da chiedere a sé stesso; se l’Italia non ritorna ed essere un Paese giovane, e per questo forte e coraggioso, intraprendente ed ‘affamato’, c’è poco da fare infatti i ‘sistemisti’, è la natura che detta le regole dei giochi.

Molti sono gli studi e le ricerche che confermano infatti la tendenza del Paese al declino anagrafico, già nel 2008 ad esempio Maurizio Zenezini, docente di economia presso l’Università di Trieste, presentò uno studio dall’emblematico titolo ‘Invecchiamento della popolazione, crescita e occupazione‘, con il quale si documentava per l’appunto, attraverso l’impiego di valori statistici, lo sbilanciamento del tessuto sociale verso classi da ‘terza età, con il conseguente aggravio dei lavoratori in essere della spesa previdenziale, e l’accrescimento della condizione di stallo nel ricambio generazionale.‘Ultimo in ordine di tempo il lavoro di Corrado Bonifazi, ricercatore presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), autore del saggio L’Italia delle migrazioni, edito dalla casa editrice Il Mulino e presentato a Roma presso la sede centrale del CNR il 21 gennaio 2014.

Ebbene la tesi presentata dal ricercatore ammette ora un rischio in più; complice infatti l’attuale condizione di crisi economica, anche il massiccio flusso migratorio delle popolazioni straniere presso i nostri confini sta lentamente, ma gradualmente, attenuandosi, un fenomeno, quindi, che se da una parte renderà felici tutti coloro che ad una simile realtà si oppongono, dall’altra tuttavia accresce la tendenza all’invecchiamento della popolazione, e quindi dello Stato, essendo, com’è ben noto, sopratutto la popolazione straniera ad essere apportatrice di nuovi figli.

Se quindi al naturale invecchiamento della popolazione locale, ora aggiungiamo anche la preferenza dei flussi migratori a vivere in altre terre, sopratutto se non coinvolte dalla crisi economica come i Paesi del Nord Europa o la Svizzera ad esempio, non sorprenda che nel 2050 la popolazione over 80′ possa superare il 22% della popolazione totale, una possibilità che se confermata avrà naturalmente, e fatalmente, ricadute sulla stessa architettura economica del Paese.

Da paese di emigrazione siamo diventati meta di immigrazione, ma ora la crisi ha aperto una terza fase, con calo degli arrivi e aumento delle partenze.Le criticità italiane restano il calo della popolazione in età lavorativa (meno 11 milioni entro il 2050) e l’invecchiamento (3,6 milioni di ultraottantenni in più), insostenibili senza l’apporto migratorio:entreremo così ‘in concorrenza’ con i paesi in via di sviluppo, nuova destinazione degli emigrati, spiega Corrado Bonifazi per l’ufficio stampa del CNR.

Se infatti strutturalmente il numero della popolazione in età lavorativa decresce a vantaggio di quella in età pensionabile, allora anche il valore complessivo dei contributi previdenziali necessari per l’erogazione delle pensioni sarà inferiore alla domanda, per cui non solo il lavoratore sarà gravato di una pressione contributiva enorme, ma sostanzialmente sarà tutto il sistema ad andare in tilt, ad essere per l’appunto insostenibile da un punto di vista economico.

La crisi economica potrebbe rappresentare un punto di svolta. In questi ultimi anni si registra un aumento dei pur contenuti flussi degli italiani verso l’estero, dalle 40 mila unità del 2010 alle 68 mila del 2012”, prosegue ancora Bonifazi “Il saldo migratorio è ancora positivo ma è sceso dalle 493 mila unità del 2007 alle 245 mila del 2012. In particolare, la bilancia migratoria interna del Mezzogiorno è negativa da più di un secolo, con una perdita annua nell’ultimo periodo di 40-50 mila unità annue.”

Un fenomeno questo che a ben vedere non interessa solo l’Italia ma, complice la crisi economica, ha coinvolto negli ultimi anni pressoché la totalità degli Stati dell’Unione, dalla Spagna dove il flusso migratorio è sceso con un saldo negativo di oltre 50mila unità, alla celtica Irlanda, dove il flusso migratorio ha avuto un brusco rallentamento, nonostante il Paese del quadrifoglio sia per antonomasia uno degli Stati più ospitali al mondo, sia culturalmente, sia nei termini di opportunità di business.

Il solo requisito che Bonafazi indica nel suo saggio affinché la tendenza all’invecchiamento della popolazione tanto italica, quanto continentale si arresti, resta quindi l’incremento delle natalità delle popolazioni locali, perchè il flusso migratorio delle popolazioni che oggi provengono dai cd. Paesi in via di sviluppo, che contribuiscono ancora ad accrescere le natalità all’interno dei confini, tenderà costantemente a diminuire, se non ad arrestarsi del tutto, per il contemporaneo miglioramento delle condizioni di vita all’interno dei propri confini:

Lo scenario mondiale potrebbe cambiare, poiché i poli di sviluppo del Terzo mondo, mantenendo l’attuale trend di crescita, sono destinati a diventare a loro volta mete migratorie”, spiega infatti Bonifazi: “Le maggiori difficoltà potrebbero incontrarle paesi come l’Italia, dove i cittadini in età lavorativa sono destinati a diminuire di 4 milioni di unità tra il 2015 e il 2030 e di altri 7 milioni dal 2030 al 2050, mentre gli ultraottantenni aumenteranno rispettivamente di 1,4 e 2,2 milioni. Uno scenario insostenibile senza un adeguato apporto migratorio, per il quale c’è però bisogno che l’Italia mantenga un livello di reddito elevato che non è scontato”.

Le ripercussioni dell’invecchiamento della popolazione sull’economia le stiamo già osservando; una popolazione che invecchia inevitabilmente ha una ricaduta poi nella contrazione dell’offerta di lavoro per le classi più giovani, essendo queste vincolate a politiche miopi che, per evitare un rialzo della spesa contributiva, pensano bene di alzare l’età pensionabile, ritardandone fatalmente l’ingresso nel mercato del lavoro. Cosa dire poi dei livelli di produzione? Può infatti un sessantenne produrre più di un ventenne o di un trentenne?

http://www.ilnotiziariofilosofico.it/2014/04/l-italia-che-cambia-i-flussi-migratori-nel-paese-presentati-dal-cnr.html

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