Economia; sette falsi luoghi comuni sull’Euro

euro

 

 

 

 

In occasione della puntata del 30 marzo di una nota trasmissione de La7, l’economista dell’Università di Milano, Claudio Borghi, ha spiegato nel dettaglio l’infondatezza dei 7 principali luoghi comuni che si dicono sull’eventualità di un’uscita della Nazione dalla moneta unica.

 

di Marco Caffarello

Domenica sera 30 marzo è andata in onda su La7 la nota trasmissione televisiva condotta da Pierluigi Paragone, La Gabbia, e come al solito numerosi sono stati gli ospiti presenti al talk show, tra cui l’europarlamentare per le file di Forza Italia, Laura Comi, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, l’ex ministro e attuale leader dei Popolari per l’Italia Mario Mario, il filosofo Diego Fusaro, e come esperto di economia, dopo lo strappo con Paolo Barnad allontanato dalla trasmissione in seguito ad una lite con la redazione, l’economista Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli Intermediari Finanziari, di Economia delle Aziende di Credito e di Economia e Mercato dell’Arte presso l‘Università di Milano Sacro Cuore, nonché prima firma per il Giornale di Vittorio Feltri.
Chi lo conosce Claudio Borghi sa quali siano le sue idee intorno agli attuali argomenti di economia che interessano l’opinione pubblica, ovvero se l’uscita dalla zona-euro da parte della Nazione sia da ritenere un ‘tabù’, uno spauracchio da evitare in qualsiasi modo perchè, come sostiene parte dell’opinione pubblica, un’ eventuale separazione dai circuiti di Bruxelles ci trascinerebbe solo nel disastro e nell’isolamento, oppure se questi scenari apocalittici tratteggiati da alcuni non possano appartenere, perché no, ai modi della propaganda politica volta a scoraggiare qualsiasi iniziativa e volontà di uscita dell’Italia dalla zona-euro, quando in realtà tutto si risolverebbe in modo indolore, senza alcun vero trauma per la popolazione.
E’ ciò che ha provato infatti a spiegare l’economista( simpatizzante per la Lega Nord, partito, com’è noto, apertamente in conflitto con le politiche di austerity della zona-euro e favorevole all’uscita della Nazione dalla moneta unica, tanto da arrivare a stringere un’alleanza con Marine Le Pen, leader di Front National in vista delle imminenti elezioni europee) nel suo intervento di domenica, smontando letteralmente i più noti luoghi comuni che tendono a scoraggiare una qualsiasi volontà di fine dell’esperienza dell’euro, facendo naturalmente, e con un po’ di malafede, breccia nella dimensione della ‘paura’ e dell’ignoto.
Ebbene l’economista pazientemente, con il solo ausilio di un cartellone e di un pennarello, ha analizzato i più frequenti luoghi comuni che a suo dire tendono ad appesantire le angosce popolari, esattamente nel numero di sette, nel dettaglio: uscire dall’euro è impossibile, la crisi non è colpa dell’Euro ma di Debito e Spesa, saremo costretti a comprare il caffè con una carriola di soldi, i nostri risparmi non varranno più nulla, mutui e debito pubblico andranno alle stelle, non potremo più comprare le materie prime, non si può fare un referendum per uscira dall’Euro, ovvero tutto ciò che ripetono ormai da anni i ‘fanatici’ dell’euro.
Vediamo ora più da presso i pensieri, e il loro contenuto, di un economista che si schiera apertamente contro l’adozione della moneta unica:
Primo punto, uscire dall’euro è impossibile: uscire dall’euro NON è impossibile per il professore perchè il cambio di una moneta è un passaggio indolore. Così come storicamente, e nessuno lo può contraddire, è già avvenuto il passaggio dalla Lira all’Euro, allo stesso modo questo viaggio può essere ripercorso al contrario, anzi per Borghi sarebbe addirittura più indolore rispetto all’andata, perché a differenza del 2001, al tempo del trattato di Lisbona, quando il cambio della Lira con l’Euro ci sfavorì (un cambio a detta di molti pazzesco, se non del tutto assurdo, fissato al valore iperbolico di 1936,27), un eventuale ritorno alla sovranità monetaria, per cui si è padroni anche del suo valore, potrebbe avvenire in condizioni di cambio decisamente più favorevoli, addirittura con un cambio di 1 ad 1.
Certo come sostiene l’economista, sarebbe meglio per un ‘eventuale uscita accordarsi preliminarmente con gli altri Stati per concordare le condizioni e l’eventuale valore di cambio, ma nella teoria nulla ci vieta che ciò non possa avvenire anche unilateralmente.
Secondo punto, La crisi è colpa del debito e della spesa: secondo il docente dell’Università di Milano questo rappresenta il classico assioma della propaganda pro-euro, il classico sassolino tirato quasi per far sorgere dei ‘sensi di colpa’, perchè, spiega l’ospite di Paragone, se questa regola fosse vera necessariamente, allora non ci si può spiegare perchè anche altri Stati che non hanno mai storicamente sofferto della crisi del debito, come Irlanda e Portogallo, o la Francia di oggi, siano andati in crisi parallelamente con la crisi della moneta. Un sillogismo che Aristotele infatti non potrebbe confutare.
Oltretutto l’economista sottolinea il fatto, per nulla secondario, che coloro i quali, almeno restando ai nostri confini, sostengono che il nostro stato sia dovuto al male cronico del debito pubblico, vedi i governi che in questi anni via via si sono passati le consegne, Monti, Letta ed ora Renzi, sono gli stessi che tuttavia poi propagandano la necessità di aumentare la spesa pubblica per uscire dallo stallo in cui è caduta la Nazione; come a dire, per l’economista, si palesa nuovamente una contraddizione logica, il male diviene allo stesso tempo la sua cura. Si vuole diminuire il debito, aumentando la spesa pubblica, è una contraddizione che non sta in piedi. Tanto vale per Borghi scegliere, o di qua, o al di là delle barricate.
Terzo punto, comprare il caffè con una carriola di soldi (ovvero come ai tempi della Repubblica di Weimar): precisa innanzitutto Borghi di non confondere l’inflazione di una moneta con quello della svalutazione. Una svalutazione di una moneta non comporta come naturale conseguenza l’aumento dei prodotti del mercato, una verità che è spiegata dall’economista apportandovi l’esempio del Giappone che ha recentemente svalutato il valore della moneta del 25% senza però che a questo sia seguito, a conti fatti, alcun fenomeno inflazionistico, fermo infatti allo Zero: dunque alla svalutazione dello yen non è seguito un rincaro della vita per la popolazione locale.
Un dato questo confermato anche dall’economia di ‘Sua Maestà, la Regina d’Inghilterra’, che nel 2008 svalutò la sterlina del 50%, passando da un cambio sterlina-euro di 0,6 ad un cambio di 0,9, senza tuttavia conoscere, ancora una volta, alcun fenomeno inflazionistico.
Persino l’economia di casa nostra ce lo insegna, spiega Borghi, quando nel 1992 l’allora governo Giuliano Amato, che operò storicamente in condizioni economiche già a quei tempi difficili, decise di abbondare il sistema delle parità di cambio svalutando la moneta del 30%, senza che la cronaca racconti per questo di un rialzo dei livelli inflazionistici; in conclusione, sottolinea l’economista, non si comprende perché questo non dovrebbe ancora riaccadere.
Quarto punto, i risparmi non varranno più a nulla: stando a quanto sostiene Borghi in questo preciso punto si palesa la ‘malafede’ della propaganda dei burocrati della moneta unica, ciò che l’economista non lesina a paragonare alla stregua di un’attività ‘terroristica’ perchè va a colpire al cuore degli affetti, eppure le cose non stanno propriamente così.
Il cuore del risparmio degli italiani, spiega l’ospite di Paragone, è e rimarrà la casa, il proprietà di un immobile, che in quanto tale è e fa capitale, che proprio in questi anni, non a caso, ha perso parte del suo valore ( quindi si deve parlare più di un fenomeno di deflazione che di inflazione, osserva giustamente Borghi), anche a causa della stagnazione dei mercati e dell’aumento della pressione fiscale a cui è stato oggetto con le varie IMU, Tasi, ec, ma la casa è e rimarrà un Bene Reale che in quanto tale ha un valore la cui dimensione dipende dai mercati e non dall’utilizzo di una moneta.
Anzi, data la stagnazione di ora dei mercati, caratterizzati più dall’assenza di moneta che da fenomeni inflazionisti, solo una ripresa economica ha il potere invertire il corso deflazionistico che sta assediando negli ultimi anni il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane, e stando alle teorie di Claudio Borghi, la conditio sine qua non per un’auspicata ripresa è solo la svalutazione della moneta, possibile, per sillogismo, attraverso una ripresa della sovranità monetaria.
Quinto punto, mutui e debito pubblico saliranno: spiega Borghi, i risparmi che noi teniamo in banca, siano essi obbligazioni, depositi bancari, azioni, titoli di Stato, ec, sono crediti, ovvero soldi che noi dobbiamo ricevere, mentre un mutuo è un debito. Per l’economista la propaganda dell’euro vuol far credere che l’eventuale uscita dalla moneta possa generare un azzeramento del valore dei crediti, ovvero dei risparmi, mentre il valore del debito, ossia dei mutui, salga all’infinito,ma questo, osserva Borghi, è impossibile: essendo sostanzialmente conservativo un sistema economico preso, per cui ad un Dare deve corrispondere un Avere e il loro rapporto deve essere sempre pari allo Zero, all’azzeramento di un Credito non può corrispondere un aumento esponenziale del Debito, e in un caso come questo, ovvero l’adozione di una nuova valuta, l’unico fenomeno che avverrebbe nella realtà sarebbe la conversione del debito in una nuova valuta, senza che a questo segua un’alterazione del tasso di interesse dei mutui bancari, o delle rate, così come già avvenne, sottolinea Borghi, con il passaggio dalla Lira all’euro.
Sesto punto, comprare le materie prime. Spiega l’ospite de La Gabbia, apportandovi un esempio; ammettiamo che si abbia nel sistema euro un prodotto X che costi 100, 50 per pagare la parte delle materie prime importata ( una stima già di per sé molto abbondante, essendo normalmente la importata la parte meno costosa di un prodotto finale, a cui vanno aggiunti infatti le spese per la produzione, trasporto, pubblicità, lavoro, ec)e 50 per pagare la Forza Lavoro, ovvero il valore aggiunto. Una svalutazione della moneta con la quale si pagano le materie da importare, spiega Borghi, ammettendo che il costo del valore aggiunto rimanga costante, ci avvantaggerebbe da un punto di vista negoziale, essendo il prezzo stabilito secondo la nuova valuta che, se meno forte rispetto all’attuale cambio dell’euro ( a detta di molti favorevole solo alla Germania che già adottò nel passato una moneta forte come il Marco tedesco) risulterebbe più vantaggiosa anche per la controparte, generando in tal modo un circolo virtuoso, o comunque certamente più dinamico rispetto a quello attuale
Settimo ed ultimo punto, non si può fare un Referendum: E’ vero, la costituzione non prevede l’abrogazione degli accordi internazionali attraverso un referendum, neppure consultivo, ovvero saggiare l’umore del popolo, così come poi chiede il M5S, perchè allo stesso modo questo iniziativa non è prevista dalla Costituzione. Da un punto di vista giuridico la sola via che la nostra Costituzione prevede per arrivare ad un Referendum abrogativo degli accordi internazionali, o consultivo per la permanenza dell’Italia nella zona euro, è il varo di una Legge Costituzionale per la quale è richiesto, così come recita all’art. 138 della Costituzione, il voto di entrambe le Camere con deliberazioni intervallate almeno ogni 3 mesi, nonché il consenso della Maggioranza Assoluta di entrambe le Camere, ovvero la metà più uno dei presenti.
Tempi biblici per Borghi: per uscire dall’euro ciò che si può fare è solo uscire dall’euro.

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Un pensiero su “Economia; sette falsi luoghi comuni sull’Euro

  1. of cos i agree wit u. everytin in dis country is politics we are not fail in our ways i beliv dey must hav bribd d pple oficifatin or wat do u tink?

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