Lo zucchero accresce la proliferazione delle cellule tumorali

sugarRecenti studi dimostrano un rapporto di causalità tra un’alimentazione ricca di zuccheri e la proliferazione di masse tumorali. Una particolare classe di glicoproteine, gli O-glicani tronchi, giocano  un ruolo nella proliferazione del tumore.

di Marco Caffarello

E’ sempre più tenace la battaglia della scienza medica contro gli zuccheri; lo zucchero non è infatti causa diretta solo dell’obesità, una piaga che costituisce oggi un vero e proprio allarme sociale, ma recenti scoperte confermano un nesso di causalità tra una ricca alimentazione di zuccheri e la proliferazione delle cellule tumorali. Lo studio, nato dalla collaborazione di un equipe di Singapore e scienziati dell’Università di Copenhagen, dimostra infatti che determinate molecole, meglio conosciute come Glicani ( ossia carboidrati complessi che si legano a catene proteiche presenti nella membrana cellulare che danno luogo nei processi di glicosilazione a glicoproteine), e più specificatamente gli O-Glicani ‘tronchi’ o ‘troncati'( carboidrati che si legano alla serina/ treonina di una proteina) determinano un accrescimento della proliferazione delle masse tumorali di un organismo.

In realtà si tratta di una scoperta che prende in eredità studi del lontano 1982, quando già iniziava a farsi evidente per la scienza un nesso di reciprocità tra proliferazione di cellule tumorali e zuccheri. L’americano di origine tedesca Georg F. Springer, docente di immunologia per l’Università di Chicago, aveva infatti compreso che una certa classe di molecole di zucchero, gli O -glicani tronche per l’appunto, era particolarmente influente nella genesi e proliferazione delle masse tumorali, ma per trent’anni, spiegano i ricercatori, la scienza ha utilizzato ed interpretato questa classe molecolare più come biomarcatori da utilizzare nelle diagnosi, che come reale elemento di induzione per la proliferazione del tumore.

Abbiamo fatto il primo passo verso la comprensione di come le cellule tumorali possono modificare i loro processi di glicosilazione e produrre questi O- glicani troncati. Si tratta di un grande passo in avanti, in quanto ci dà una nuova conoscenza di qualcosa su cui abbiamo lavorato molti anni per comprenderla. Questa guiderà tutto il nostro campo di ricerca verso nuovi modi di procedere nella battaglia contro il cancro “, spiega Catharina Steentoft, ricercatrice per l’Università danese.

Questi risultati, pubblicati per la rivista PNAS, rappresentano quindi un importante contributo nella comprensione della proliferazione organica delle cellule tumorali, così come getta le basi per lo sviluppo di una cura che possa limitarne o arrestarne la crescita, una terapia che inevitabilmente porrà al centro il ruolo dell’alimentazione, che costituisce, a ben vedere, anche il solo vero fattore di prevenzione.
Non è un caso, infatti, che il dibattito sulla pericolosità dello zucchero sia presente ormai in ogni area del mondo ed in ogni istituzione internazionale, e notevoli sono gli sforzi dell’attuale governance per ridurre l’altissimo impatto calorico quotidiano e il costante tsunami di zuccheri aggiunti ingeriti ad ogni pasto, fino ad arrivare a politiche ‘estreme’, come quelle adottate dal presidente degli Stati Uniti
BarakObama, che ha imposto ai consumatori una tassa aggiuntiva per cibi e bevande altamente zuccherine, un’idea questa, tra l’altro, che potrebbe essere presto imitata dall’attuale premier britannico Cameroon; secondo i dati il numero di obesi adulti britannici è destinato infatti a raddoppiare dall’attuale uno su quattro, ad uno su due entro il 2050, con un costo per l’economia inglese di 50miliardi di sterline l’anno.

l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente affermato, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’enorme rischio che comporta per la salute un’alimentazione ricca di zuccheri, che una buona educazione alimentare dovrebbe limitarne il consumo a solo il 10% delle calorie totali assunte quotidianamente, equivalenti a circa 6 cucchiaini da the. Sembrerà poco, ma in realtà è la quantità contenuta in una sola lattina di una classica bevanda analcolica. Il problema nodale, e per il quale il mondo della politica sta infatti intervenendo, non è l’alimentazione dello zucchero in sé; gli zuccheri naturalmente presenti negli alimenti, come la frutta ad esempio, o nel latte, fanno bene, e contengono la ‘naturale’ quantità di zucchero che il nostro organismo è in grado di tollerare, è lo zucchero aggiunto negli alimenti, magari anche di produzione industriale, ciò da cui dobbiamo infatti difenderci.

Inoltre anche il termine di zucchero è fin troppo generico; ci sono, e questo i nutrizionisti lo sanno bene, zuccheri e zuccheri, da cui dipendono effetti ed effetti. Non è infatti la stessa cosa parlare del saccarosio, il noto zucchero di casa, o del fruttosio, lo zucchero solitamente utilizzato nella produzione alimentare industriale, compresi i fast food, perchè altamente dolcificante anche in piccole dosi; se infatti il saccarosio (chimicamente una molecola composta da una molecola di glucosio e una molecola di fruttosio) viene metabolizzato da ogni cellula del corpo, e dopo averne consumato un po’, la concentrazione ematica di glucosio aumenta inducendo il pancreas a rilasciare insulina, fenomeno che aiuta così l’intero metabolismo, muscoli, tessuti adiposi e fegato ad assorbire il glucosio e a ridurre l’indice glicemico nel suo complesso, il fruttosio è metabolizzato invece solo dal fegato. Ciò significa in buona sostanza che il fruttosio viene rapidamente convertito in grasso, con tutto quello che poi ne consegue.

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2013-09/uoc-ssm091613.php

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