Novartis-La Roche; storia di un raggiro

LucentisAvastin

Ieri la pronuncia dell’Antitrust che ha condannato le due case farmaceutiche Novartis e La Roche al pagamento di una maxi-multa da 180 milioni di euro. Le due aziende hanno raggirato il pubblico e la classe medica dichiarando falsità su prodotti farmaceutici economici per favorire quelli più costosi. Si volge a conclusione un’indagine della Procura di Torino iniziata nel 2012.

di Marco Caffarello

Com’è ormai noto, nella giornata di ieri l’Antitrust ha deciso di applicare alle case farmaceutiche della Roche e Novartis una dura sanzione pecuniaria equivalente alla non irrilevante somma di 182,5 milioni di euro complessivi, da ripartire in 92 a carico della Roche, e 90 a carico della seconda. La motivazione alla base della multa è da ricondurre all’attività di collusione tra le due società volta a raggirare illegalmente la commercializzazione di prodotti farmaceutici destinati al pubblico, nello specifico Lucentis della Novartis ed Avastin della Roche.

Un’inchiesta nata dalle indagini della Procura di Torino e del pm Raffaele Guariniello, che nel 2012, in seguito alla denuncia della Società Oftalmologica Italiana (SOI), aprì un fascicolo per truffa ai danni del Servizio Sanitario nazionale. Così si legge dalla motivazione dell’Antitrust di ieri:

A fronte del rischio che le applicazioni oftalmiche di Avastin, vendute a un prezzo molto meno alto, ostacolassero lo sviluppo commerciale del ben più caro Lucentis, Roche e Novartis hanno posto in essere una complessa strategia collusiva, volta a ingenerare tra i medici curanti e più in generale il pubblico timori sulla sicurezza del primo.

In pratica, come emerge chiaramente dalla lettura, la Roche (che tra l’altro risulta coinvolta ultimamente in un altro caso spinoso legato alla commercializzazione dell’antifebbrile Tamiflu, di cui ancora deve consegnare alle autorità internazionali competenti le prove documentali di test clinici effettuati, e dal quale ricava fatturati da 14 miliardi di dollari ogni anno) e la Novartis si sarebbero accordate tacitamente al fine di far apparire Avastin (un farmaco a base di bevacizumab, una molecola utilizzata solitamente per cure oncologiche ma che studi hanno dimostrato essere in tutto compatibile anche per le terapie oftalmiche), inadatto a curare le patologie per le quali invece è stato brevettato il Lucentis, come le maculopatie, per le quali è usato come principio attivo il ranibizumab, una sostanza sicura ed efficace ma certamente molto meno economica della prima, modificando e camuffando le prove documentali. Da una lettura dei documenti  si evince che le due società si sono infatti accordate al fine di far apparire Avastin pericoloso per la salute, a tutto vantaggio naturalmente per Lucentis.

E la ragione è infatti data; se una scatola di Avastin ha un prezzo compreso tra i 15 e gli 80 euro, il Lucentis della Novartis è decisamente meno economico, si potrebbe dire anche fuori mercato, costando più di 900 euro a scatola; altrimenti come si giustifica l’esclusività del suo utilizzo, quando ricerche indipendenti hanno dimostrato che l’efficacia di Lucentis nel contrastare patologie che interessano la regione oculare non è affatto superiore al farmaco prodotto dalla Roche, Avastin?

Così si legge infatti ancora dalla motivazione della sanzione pecuniaria dell’Antitrust:

Tali attività sono proseguite e sono state anzi intensificate quando da una serie sempre maggiore di studi comparativi indipendenti, e pertanto non controllabili dalle imprese, è definitivamente emersa l’equivalenza dei due farmaci.”

Ci si potrà chiedere quale interesse abbia avuto la Roche a dequalificare i propri prodotti farmaceutici per favorire invece quelli della Novartis, sennonché la spiegazione sta nei rapporti economici e di convenienza che esistono tra i due gruppi svizzeri, che di fatto si intrecciano indissolubilmente, rapporti che sono emersi in seguito agli accertamenti degli inquirenti: entrambi i farmaci sono sviluppati infatti dall’americana Genentech che nel 2009 fu comprata non a caso dalla Roche. E’ evidente quindi il perchè l’azienda svizzera abbia tutto l’interesse affinché i pazienti si curino con un farmaco di cui egli non detiene il brevetto. La Novartis, che vende invece il Lucentis, a sua volta possiede il 33% delle azioni della Roche, quindi una parte dei profitti dell’azienda svizzera finiscono comunque nelle casse di Novartis. Ecco quindi spiegata la ragione del perchè le aziende abbiano avuto interesse a ‘spalleggiarsi’, a far sorgere una sorta di vecchio ‘cartello’, che ricorda quasi le politiche economiche degli anni 30′, piuttosto che ostacolarsi, o competersi, così come conviene ad una società del libero mercato, e perchè ai pazienti siano state per lungo tempo negate cure oftalmiche decisamente più economiche rispetto ai prezzi proibitivi che comporta una sola scatola di Lucentis.

La portata dello scandalo è tale da poter ora investire anche l’Associazione Italiana del Farmaco (AIFA), che secondo il portavoce della SOI, Matteo Piovella, ha responsabilmente e consapevolmente avallato le ‘falsità’ de La Roche e Novartis circa la presunta pericolosità dell’Aventis, non facendo seguire a tali dichiarazioni opportune indagini, né verifiche su quanto dichiarato. Così è detto da Piovella, dichiarazioni queste raccolte da La Repubblica:

La Società Oftalmologica Italiana fin dal 2007 ha dimostrato e diffuso la certificazione di equivalenza sia per sicurezza che per efficacia terapeutica dei due farmaci per la cura delle maculopatie Avastin e Lucentis. Incredibilmente AIFA ha avallato la tesi falsa sostenuta da Roche e Novartis circa la pericolosità di Avastin. Di fatto da un anno le azioni si AIFA hanno bloccato l’utilizzo di Avastin in Italia che prima era utilizzato nel 90% dei casi. Oggi la sentenza di un’Autorità indipendente, perché l’Antitrust è l’Autorità italiana deputata a sanzionare la concorrenza sleale ai danni del mercato, rimette le cose a posto ed obbliga SOI a reiterare a gran voce la richiesta di un commissariamento di AIFA per ripristinare la piena legittimità di utilizzo di Avastin sul territorio nazionale così come avviene in tutto il mondo USA, Germania e Giappone inclusi. Lo dobbiamo ai 100.000 pazienti che oggi sono esclusi dalle cure a causa dell’impossibilità degli ospedali italiani a rifornirsi di Lucentis.

Sì, perchè come giustamente osserva Matteo Piovella, sono sopratutto i pazienti, e i meno facoltosi, ad essere le prime vittime del raggiro delle case farmaceutiche, e delle eventuali mancanze delle istituzioni. Dal canto suo l’AIFA, che non ha ancora risposto ai dubbi sollevati dal portavoce della SOI, ha fatto sapere con un comunicato che ”accoglie con interesse la decisione dell’Antitrust di multare Novartis e Roche sulla base dell’esistenza di un accordo su farmaci per le patologie oculari. Si tratta di una sentenza storica per tutta l’Europa e non solo, che getta luce su un problema globale che ha costretto l’EMA e tutte le Agenzie europee ad approfondire i rischi connessi all’uso off-label su larga scala di farmaci non studiati per specifiche indicazioni terapeutiche, e per i quali la farmacovigilanza si è dimostrata carente”.

Il provvedimento dell’Antitrust certifica quindi il tacito accordo stipulato dalla aziende, ma, come giustamente osservato da più parti, da solo non basta a garantire l’utenza della trasparenza che necessariamente deve competere alle aziende farmaceutiche, nè a cancellare i limiti che ancora sono ammessi dalla legge, da cui poi l’inganno ha infatti avvio. Sì, perchè secondo l’attuale ordinamento giuridico, la legge prevede che un farmaco possa essere utilizzato al di fuori delle sue formali indicazioni ed applicazioni(come in questo caso Avastin, nato in realtà come farmaco oncologico) solo nel caso in cui non ne esista un altro che quelle indicazioni ce l’abbia ( come in questo caso  Lucentis). Il principio in linea teorica nasce per proteggere da ogni abuso delle aziende farmaceutiche, ma come spesso avviene nella realtà si è rovesciato nel suo esatto opposto, divenendo strumento per un abuso anche ai danni dei servizi nazionali, costretti infatti a curare pazienti con farmaci molto più cari ed esosi, e aggravando in tal maniera il già compremesso bilancio pubblico. Dal canto loro le due aziende fanno sapere di essere innocenti e che ricorreranno al TAR impugnando la sentenza.

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