Allattamento: il latte della madre cambia in funzione del sesso del bambino

Enfant

Una recente ricerca dell’Università di Havard dimostra che l’allattamento dal seno di una madre cambia in funzione del sesso del neonato. Si tratta, spiegano i ricercatori, di un risultato a cui ha condotto l’evoluzione.

di Marco Caffarello

E’ noto a tutti che l’allattamento dei neonati dal seno della propria madre rappresenta per la loro salute, sia presente che futura, un vero e proprio toccasana, in quanto dal latte avranno tutti quegli elementi nutritivi come grassi, vitamine, proteine, ferro e sali minerali indispensabili per la crescita, e sviluppare un efficiente sistema immunitario che li protegga dagli agenti patogeni quali virus e batteri. Non tutti sanno, tuttavia, che è la natura del latte materno a cambiare a seconda di chi lo beve, se questo è un maschietto o una femminuccia; una recente ricerca dell‘Università di Havard, pubblicata in Europa venerdì 14 febbraio dal giornale francese Les Echos, Paese da sempre attento, come buona parte della letteratura scientifica a riguardo, su questioni intorno alla maternità e l’allattamento, conferma infatti che c’è differenza se il latte è dato ad un bambino o ad una bambina. E’ ciò che afferma infatti Katie Hinde, docente di biologia per l’Università di Harvard, secondo la quale studi e ricerche, dapprima effettuate su scimmie ed altri mammiferi, poi ripetuti sull’uomo, rivelano una notevole varietà di differenze del contenuto del latte prodotto dalle mammelle delle madri, così come  una diversa quantità prodotta.

Le ricerche effettuate e i dati statistici raccolti evidenziano infatti che mentre il latte ingerito dalla prole maschile è generalmente più ricco di grassi e di proteine, dunque in sintesi più energetico e nutritivo, il latte ai ‘fiocchi rosa’ sarà meno nutriente per concentrazione di elementi nutrivi, ma maggiore per quantità: come a dire, ne bevono di più ma è meno ricco di quello dei maschietti. Gli scienziati, che hanno esposto i loro risultati presso la conferenza annuale dell’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza ( AAAS ), che si è svolta a Chicago dal 13 al 17 febbraio, sostengono che questa differenza sia da attribuire ad un risultato a cui ha condotto la stessa evoluzione; la prole femminile, spiegano i ricercatori, rimane più attaccata al seno della madre perchè semplicemente deve essere sessualmente pronta prima rispetto ai loro fratelli maschietti, che sopratutto nel periodo dell’infanzia potranno dedicarsi maggiormente alle attività ludiche e ricreative, per le quali si ha bisogno infatti di un buon apporto energetico. Differenze evolutive che è possibile ravvisare, spiegano gli scienziati dell’università americana, tanto nei mammiferi, come le scimmie, quanto negli esseri umani; nelle scimmie rhesus ad esempio, la femmina tende a produrre più calcio nel latte destinato alla prole femminile rispetto a quello che andrà ai maschi, perchè la maggior quantità di latte offerto alle loro figlie favorirà infatti il progresso delle facoltà legate alla riproduzione, un ‘pensiero’ che ai maschi  arriva infatti con un po’ di ritardo. Lo stesso fenomeno è stato poi riscontrato anche nel mammifero che per antonomasia si lega alla produzione del latte, la mucca. Gli studi effettuati dall’equipe di ricerca USA confermano infatti che anche la produzione del latte di un bovino è diversa in relazione al sesso del vitello; anzi, ricerche dimostrano che è il sesso del feto ad influenzarne la produzione. Dati raccolti da un campione di oltre un milione di mucche confermano  infatti che nel corso di due cicli di 305 giorni, si è prodotta una media di 445 litri in più di latte da parte delle mucche quando si è dato alla luce una prole femminile rispetto a quando invece sono stati i maschi a venire al mondo. Si tratta dunque di una ricerca che fa pienamente luce su uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione delle specie, come quello dell’allattamento e delle differenze in esso contenute. Allo stesso tempo, tuttavia, la ricerca dell’Università di Harvard ha aiutato la scienza a trovare nuove soluzioni e nuove conoscenze per quelle madri che hanno problemi ad allattare i propri figli, scovando differenze nutrizionali, proteiche, vitaminiche ed energetiche, essenziali per la salute di ogni bambino, e che, a ben vedere, saranno già tracciate con il feto nella placenta di una madre.

http://www.lesechos.fr/entreprises-secteurs/tech-medias/actu/0203319154676-le-lait-maternel-s-adapte-au-sexe-du-bebe-650739.php

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