Cosa nasconde il caso Tamiflu?

Tamiflu

Dopo un articolo de Il Fatto Quotidiano, un altro articolo del The Guardian firmato da un medico di base, mette sotto la lente d’ingrandimento lo ‘strano caso’ del noto antifebbrile Tamiflu, farmaco della Roche. Nonostante infatti le tante richieste di trasparenza sui test clinici da cinque anni a questa parte, la casa farmaceutica si è sempre opposta alla consegna dei documenti. Cosa nasconde questa faccenda? Ogni anno La Roche ricava dalla vendita di un farmaco ritenuto ‘sospetto’ la bellezza di 14 miliardi di euro.

di Marco Caffarello

Solo due giorni fa, domenica 5 gennaio, il prestigioso The Guardian ha pubblicato un articolo, firmato Ben Goldacre, un medico generico inglese, che per l’ennesima volta mette sotto la lente d’ingrandimento il noto farmaco per l’influenza Tamiflu, medicinale a base di oseltamivir, prodotto dalla casa farmaceutica la Roche, in commercio dal 2002, come riportato ufficialmente tra l’altro dalla stessa Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) . E sopratutto non rappresenta un’iperbole arrivare a parlare di ‘ennesima volta’, se solo si dà uno sguardo d’insieme ai tantissimi articoli, reportage ed inchieste di vario genere, ufficiali e non, che investono il gettonato medicinale della Roche; chiunque, infatti, digitando semplicemente su Google ‘scandalo Tamiflu‘, potrà notare la quantità di articoli a tal riguardo, e sopratutto potrà fare caso su quante volte nel corso degli anni il medesimo scandalo firmato Tamiflu si è ripetuto. Già qualche settimana prima della pubblicazione del The Guardian, anche il nostro ‘Fatto Quotidiano‘, nella giornata del 17 dicembre, aveva infatti pubblicato un articolo che sosteneva i soliti sospetti nei riguardi della casa farmaceutica e del medicinale in quanto tale. Ma di cosa è accusato infatti il Tamiflu? Come riporta il The Guardian, alle tante domande e sollecitazioni da parte delle autorità governative e dei comitati preposti alle valutazioni di un farmaco di consegnare la documentazione necessaria per certificare l’idoneità del medicinale, sia per ciò che riguarda i possibili effetti collaterali sul paziente, sia per quanto riguarda più semplicemente la sua stessa posologia e validità scientifica, la Roche in questi ultimi anni relativamente al Tamiflu’ ha sempre sostanzialmente risposto ‘Picche’, rifiutandosi dunque di fornire documenti che consentissero agli organi di garanzia di verificarne l’efficacia. Una storia questa, come si è detto, ormai datata, che affonda le sue radici già al lontano 1986, anno in cui risalgono le prime inchieste sui risultati mancanti per farmaci a base di oseltamivir, un antivirale che ha facoltà di rallentare la proliferazione del virus dell’influenza tra le cellule corporee (l’azione del medicinale sarebbe infatti quella di tagliare i legami chimici della cellula ospite con il virus, in modo da ridurne la proliferazione). Sennonchè l’efficacia del Tamiflu, dapprima convalidata dall‘Organizzazione Mondiale della Sanità e poi dalla Cochrane( un’organizzazione internazionale No-Profit che si pone come scopo la valutazione dell’efficacia e dell’idoneità dei farmaci immessi nel mercato) fu messa in discussione nel 2009 per la denuncia di un medico pediatra giapponese, che sosteneva per l’appunto la non-verità di quanto invece affermato dalla Roche. Tant’è subito dopo le rivelazioni del pediatra nipponico, la Cochrane iniziò a chiedere alla Roche i dati dei test clinici condotti sul Tamiflu, e da qui iniziano i guai, facendo di questo caso, gradualmente, un caso sempre più spinoso, sospetto e controverso. Difronte alle sollecitazioni dell’organizzazione indipendente di garanzia, l’azienda svizzera si è sempre opposta ad una qualsiasi consegna dei documenti, palesando dunque un atteggiamento per nulla collaborativo e in totale antitesi al dovere di trasparenza che necessariamente deve appartenere, se non al ‘senso civile’ in quanto tale, a tutto ciò che poi ha una ricaduta nella dimensione pubblica dei mercati. E c’è chi sospetta come probabilmente , data la riluttanza dell’azienda, i documenti non esistano affatto. Se si considera inoltre che la Roche guadagna ogni anno dalla commercializzazione di questo farmaco più di 14 miliardi di euro all’anno, la portata dello scandalo che potrebbe derivarne ha dimensioni colossali, se non addirittura ‘storiche’.

Nel 2009, quando lo scandalo, o il sinistro presentimento che qualcosa di ‘marcio’ si celasse dietro alla produzione del medicinale, iniziò a montare, anche attraverso lo scontro frontale tra l’azienda farmaceutica e Cochrane, determinata a pretendere la consegna dei documenti dei test clinici, la Roche affermò pubblicamente che avrebbe rilasciato nell’arco di soli pochi giorni tutti i dati relativi alle sperimentazioni cliniche, una promessa mantenuta in realtà solo parzialmente, che più che acquietare le acque, ha avuto infatti l’effetto di accrescere i soliti sospetti, tanto che la faccenda iniziò ad essere seguita anche dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) e dalla rivista di scienze British Medical Journal, autrice di un vero e proprio ‘diario’ che dettagliatamente racconta le varie fasi, evoluzioni ed affermazioni che investono questo delicato e specifico caso.

Ebbene, nel 2012, dopo oltre tre anni dalla richiesta, la Roche non aveva ancora consegnato alcuna documentazione completa sui test clinici del farmaco, se non una spicciola parte residuale. Questo fino all’inizio del 2013, a febbraio, quando l’azienda farmaceutica fece comparire un documento dal titolo “Frequently asked questions on data trasparency and Tamiflu”, pagina web nella quale si dichiarava che tutti i dati sul caso Tamiflu erano sotto controllo e non smarriti. Inoltre, e questo aspetto non è affatto secondario, la Roche precisava che per garantire la correttezza e la trasparenza, avrebbe consentito l’accesso ai dati clinici solo in seguito ad un accordo con gli scienziati. Ovviamente il comunicato avanzato dall’azienda farmaceutica accese nuove polemiche, aggravando la già compromessa fiducia nelle sue dichiarazioni: studi indipendenti, come quelli della Cochrane, dimostrano infatti l’inefficacia del farmaco a contrastare la proliferazione dei virus influenzali, e sopratutto, avvertono, si dimostra un pericolo per la salute, essendo alla base di una serie di effetti collaterali alcuni dei quali anche gravi.

Inoltre è parte dello scandalo, ancora in essere e ancora de decifrare, la sproporzionata relazione tra il costo e il reale beneficio, essendo il farmaco, dichiarano alcuni, inefficace da un punto di vista terapeutico.

Il caso la Roche è tale, come molti già sapranno, da arrivare anche nelle aule parlamentari della camera inglese; il premier Cameron soli pochi giorni fa ha dichiarato infatti di aver preso la cosa molto seriamente e che porterà la faccenda sin nelle aule del Parlamento Europeo per trovare un’adeguata soluzione.

Eppure, nonostante la gravità del comportamento della Roche, che di fatto nega la trasparenza dei risultati clinici di un medicinale in commercio da anni, e che sembra avere persino effetti collaterali gravi per la salute della persona, da un punto di vista squisitamente giuridico e penale, l’azienda non incorre in nessun reato. E c’è di più: nonostante le dichiarazioni di Cameron di voler portare il caso al Parlamento di Bruxelles, perchè è necessario arrivare ad una legislazione comunitaria che disciplini il dovere di trasparenza delle case farmaceutiche, in realtà lo ‘status quo’, come denuncia lo stesso firmatario dell’articolo del The Guardian, il medico Ben Goldrace, non cambierà sostanzialmente in nulla, al massimo saranno migliorate solo le ‘condivisioni’ dei test clinici delle imprese del farmaco. Come ammette lo stesso Goldrace, sono le Lobby dell’industria farmaceutica a far veto ad un possibile miglioramento della trasparenza dei dati farmacologici, e la ragione non è molto difficile poi da dedurre. E la cosa fa ancor più ‘impressione’ visto che la denuncia arriva direttamente dalla voce di un medico; infatti così come l’utenza, anche la classe medica conosce inevitabili negatività nella mancanza di trasparenza della case farmaceutiche, perchè ovviamente non possono avere gli strumenti ‘scientifici’ per operare al meglio nel loro mestiere.

Insomma, come si chiede lo stesso medico tra le pagine del The Guardian, potrebbe esistere un tacito accordo tra case farmaceutiche ed organi di controllo per mantenere lo status quo e negare una reale trasparenza dei test clinici e dei principi attivi utilizzati? Goldrace si chiede, infatti, con un po’ di retorica, perchè solo ai comitati indipendenti è dato infatti ‘scoprire’ le mancanze? E sopratutto, si chiede ancora, perchè solo le ricerche positive vengono pubblicate dalle riveste scientifiche più autorevoli, mentre le denunce cadono nel silenzio?

Relativamente a Tamiflu, nonostante siano già trascorsi cinque anni dall’inizio dello scandalo, la storia è ancora in pieno sviluppo, ma, come riportato dal il ‘Fatto’, sono stati già raggiunti alcuni risultati; L’EMA ha deciso infatti di prendere in seria considerazione la necessità di rendere nel minor tempo possibile pubblici e liberamente consultabili ( ma probabilmente sarà una consultazione limitata ai soli addetti ai lavori) i dati in possesso delle aziende farmaceutiche relativi a molecole farmacologiche in vendita, a sperimentazioni e a pubblicazioni scientifiche, ec.

Ma molto ancora andrebbe fatto.

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/jan/05/scandal-drugs-trials-withheld-doctors-tamiflu

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