Alcolismo: un piacere mutato geneticamente

birra

La dipendenza all’alcool dipende dalla mutazione di un gene che influenza l’area del ‘Piacere’ e da cui deriva la perdita del controllo di sè. L’alcoolismo rappresenta una piaga sociale che solo in Italia è causa del decesso di 40mila persone ogni anno.

di Marco Caffarello

Uno dei maggiori rischi per la salute delle persone è, si sa, l’eccessivo consumo di alcool, causa diretta di cirrosi epatica e di alcune forme tumorali del fegato. Ebbene, grazie ad uno studio coordinato da 5 università del Regno Unito, l’Imperial College di Londra, la Newcastle University, la Sussex University, l’University College di Londra e l’Università di Dundee, in Scozia, è stato compiuto dalla ricerca scientifica un notevole passo in avanti nella comprensione dei meccanismi organici da cui in buona sostanza ha origine il fenomeno dell’alcoolismo in quanto tale. Da studi effettuati su topi da laboratorio si è compreso infatti che la dipendenza all’alcool viene a dipendere in pratica dal cambiamento del meccanismo di attivazione dei cd. canali ionici, ossia proteine prodotte dalle trasformazioni genetiche che attraversano la membrana cellulare che permetteno agli ioni il passaggio dall’interno all’esterno della cellula. Alla base di questa variante c’è a sua volta la trasformazione di un gene, il gene GABRB1, ‘codificatore’ per i recettori dei canali ionici della molecola GABA, una molecola, si può dire, ‘emotiva’, essendo direttamente coinvolta in tutti i processi emozionali dei soggetti, come il controllo del proprio sé, la minore o maggiore capacità inibitoria ed anche per l’appagamento psicologico, o ricompensa, che magari un bel boccale di birra sa offrire. Per identificare il gene e la molecola da cui viene a dipendere in buona sostanza la perdita delle facoltà inibitorie, gli scienziati hanno volontariamente modificato il suddetto gene GABRB1, ed hanno riscontrato che mentre i topi non sottoposti alla mutazione continuavano ad abbeverarsi dall’acqua, i topi geneticamente modificati dimostravano un’irresistibile voglia d’alcool, preferendo all’acqua bere birra, con buona pace per la loro salute.

La mutazione altera la struttura del recettore e provoca la creazione di un’attività elettrica spontanea nella zona ‘del piacere’ del cervello, il nucleo accumbens”, spiega per Nature Quentin M. Anstee, scienziato e primo firmatario dell’articolo.

Si deduce quindi come la creazione spontanea di un’attività elettrica provocata dalla mutazione del gene sia la vera madre della dipendenza all’alcoolismo, perchè avviene in quella regione, o sistema di neuroni, del cervello, il nucleo Accubens per l’appunto, da cui in buona sostanza dipendono le ‘emozioni’ quali il sorriso, la paura, l’appagamento psicologico e le dipendenze, essendo a quest’ultimo aspetto direttamente collegate.

L’aumento del segnale elettrico dovuto a questi recettori, fa aumentare talmente il desiderio di bere che i topi si impegnano moltissimo per ottenere l’alcool e per molto più tempo di quanto ci saremmo aspettato.”conclude nel suo articolo Quentin M. Anstee.

Arrivare dunque a comprendere i meccanismi e le mutazioni genetiche che sono alla base di una delle più terribili dipendenze per l’uomo, permetterà alla scienza di costruire nuovi approcci terapeutici capaci di ridurre l’incidenza negativa che l’alcoolismo ha non solo nella salute, ma per l’intera società. Solo in Italia infatti, secondo l’ISTAT, ogni anno muoiono per patologie direttamente connesse all’alcool più di 40mila persone, inoltre il 45% degli incidenti stradali avvengono a causa delle ‘sbronze’, e i costi annuali per le spese sanitarie per malattie dipendenti dall’alcool sono pari al 2,5% del PIL, e complessivamente il 10% dei ricoveri nelle strutture sanitarie nazionali sono ricollegabili all’eccesso della ‘ricerca del piacere’.

http://www.lescienze.it

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