Dal 2030 la temperatura in Europa sarà due gradi in più.

cambiamenti_climatici--400x300

Lo studio Impact2C finanziato dall’Ue afferma che tra il 2030 e il 2050 in Europa ci saranno 2 gradi in più. A rischio molti settori chiave della società e delle economie locali se la previsione dovesse avverarsi.

di Marco Caffarello

Due gradi in più rispetto alla temperatura dell’Europa pre-industriale: questo lo scenario che ci aspetta se il cambiamento climatico non dovesse arrestarsi. Lo hanno riferito gli esperti e gli scienziati impiegati nel progetto, finanziato dalla Commissione Ue, Impact2C mercoldì 13 novembre difronte alla platea della sede dell’Enea di Roma, secondo i quali gli effetti del riscaldamento climatico nel Vecchio Continente saranno pari all’innalzamento medio della temperatura di 2 gradi centigradi, più che negli altri continenti dove l’aumento sarà di sarà di ‘soli’ 1,5 centigradi. Il progetto, nato per valutare l’impatto dei cambiamenti climatici in settori chiave dello sviluppo e dell’economia delle nazioni, e presentato per la Conferenza di Varsavia ‘simbolicamente’ all’indomani del disastro del tifone Haiyan nelle Filippine, indica nel periodo compreso tra il 2030 e il 2050 il punto di ‘svolta’ del clima globale, quando l’aumento della temperatura sarà stabilmente, ed irreversibilmente, di due gradi centigradi in più. E’ una previsione quella che fanno gli scienziati del progetto Impact2C, sostengono, che può essere rivista, per fortuna anche al rialzo, perchè molte variabili sono in ballo nello sviluppo del fenomeno climatico, come il consumo di energie rinnovabili o meno, l’aumento demografico, e lo sviluppo tecnologico che potrebbe aiutare a trovare nel breve tempo nuovi sistemi di produzione ecologicamente sostenibili. Tuttavia se l’aumento della temperatura dovesse realizzarsi, le conseguenze, e non solo climatiche, sarebbero drammatiche: il primo fenomeno che ne deriverebbe, spiegano gli scienziati, sarebbe una notevole crescita dei periodi di siccità, sopratutto nelle regioni del Sud Europa, realtà che avrebbe inevitabili ricadute in asset portanti delle economie locali, come l’agricoltura, la pastorizia, le risorse idriche. Analogamente nel Nord del continente si avrebbe una crescita delle precipitazioni e della loro potenza. A questo scenario, si aggiunga lo studio Ipcc-Intergoverntal Panel for Climate Change, consegnato a settembre a Ban Ki-Moon, segretario generale dell‘ONU, che riferisce come, se non dovesse cambiare il trend, entro il 2100 il livello del mare e degli oceani sarà cresciuto, per il contemporaneo scioglimento dei ghiacci che stanno gradualmente ‘cancellando’ l’Artico, in media di 81 cm, un evento che inevitabilmente coinvolgerà l’habitat di molte città costiere del mondo e avrà ricadute su tutti i fenomeni della natura, quali precipitazioni, venti, il mutare delle stagioni, piogge, tifoni, ec.

La logica di questi studi, spiega saggiamente Paolo Ruti, responsabile del Laboratorio di modellistica climatica e impatti dell’Enea, è “dare informazioni utili a chi deve pianificare e gestire il territorio”. Sì, perchè difronte alla rapidità e alla imprevedibilità dei fenomeni climatici, come la cronaca dell’alluvione in Sardegna insegna, non permette di restare impreparati.

http://www.rainews24.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...