Magnetismo contro il Tabagismo

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Uno studio pilota dimostra l’efficacia di una tecnica basata su impulsi magnetici nel contrastare la dipendenza dal tabagismo. Il 36% dei partecipanti al test dopo 6 mesi dalla fine del trattamento non aveva ancora toccato sigaretta.

di Marco Caffarello

Si sa, smettere di fumare è impresa difficile. Chi desidera finirla con le ‘bionde’ le prova infatti proprio tutte, dai cerotti con la nicotina, alle gomme da masticare, dai farmaci con o senza principio attivo, fino all’ultima ‘moda’ che da poco si è diffusa, le sigarette elettroniche. Ebbene, grazie ad uno studio della Ben- Gurion University in Israele, in collaborazione con l’Università di Regensburg, in Germania, una nuova speranza ha fatto breccia nel panorama della terapie da adottare per contrastare la piaga del tabagismo, un fenomeno che nei paesi più sviluppati ed industrializzati è considerato la prima causa dei decessi, sopratutto per le patologie che derivano al sistema respiratorio e cardiovascolare. La ricerca, pubblicata recentemente per l’autorevole quotidiano britannico The Guardian, afferma infatti che, ‘bombardando’ il cervello dei tabagisti con impulsi magnetici ad alta frequenza, si registra un notevole miglioramento nell’astensione al fumo, anche da parte dei fumatori più tenaci. La tecnica utilizzata dall’equipe di ricerca è detta stimolazione magnetica transcranica (TMS), una tecnica basata appunto sull’utilizzo degli impulsi magnetici ad alta frequenza, capace, sostengono i ricercatori, di disinnescare letteralmente le relazioni biochimiche del Cervello e dell’area prefrontale da cui, poi, nasce il desiderio di una sigaretta.“Questo è un nuovo approccio al problema del tabagismo” afferma per il The Guardian Abramo Zangen, neuroscienziato per la Ben- Gurion University, “I partecipanti al test sono tutti forti fumatori che non riuscivano prima a smettere di fumare.

Per la cronaca la ricerca e il lancio dello studio pilota ha richiesto la partecipazione di 115 soggetti, tutti in un’età compresa tra i 20 e i 70 anni, e tutti naturalmente amanti delle ‘bionde,’ i quali poi sono stati suddivisi in tre diversi gruppi, di cui il primo veniva sottoposto ogni giorno, e per la durata complessiva di tre settimane, ad una stimolazione magnetica ad alta frequenza di quindici minuti ciascuna, il secondo, e per lo stesso arco di tempo, ad impulsi magnetici a bassa frequenza, mentre il terzo ed ultimo gruppo al cd. ‘effetto placebo‘, una tecnica terapeutica, conosciuta a molti, che fa direttamente leva sull’illusione, o credenza, del paziente di essere trattato da farmaci o principi che in quanto tale ne recheranno la guarigione, un effetto psicologico che, senza l’utilizzo diretto dei farmaci, molto spesso ha il merito di migliorare realmente lo stato psicofisico dei pazienti.

Rimane il fatto che il gruppo di coloro che sono stati sottoposti a terapie basate su impulsi magnetici ad alta frequenza ha registrato risultati davvero sorprendenti: il 44% di questi dopo la terapia aveva infatti smesso di fumare e il 36% ancora non aveva aspirato fumi da sigaretta dopo 6 mesi dalla fine del trattamento. Un risultato che a buon diritto fa sperare in una vittoria piena della medicina su uno dei più terribili nemici per la salute, il cui ‘potere’ consiste proprio nella sensazione di piacere che la nicotina, vera artefice della dipendenza, esercita nei circuiti cerebrali e nervosi, grazie anche all’incremento della dopamina, un neurotrasmettitore che svolge per il Cervello un’infinità di funzioni, tra cui quella della ‘ricompensa’ o ‘appagamento’ psicologico.

Non a caso la regione encefalica sottoposta al bombardamento degli impulsi magnetici è la corteccia prefrontale, laddove, sostiene un’altra ricerca canadese della McGill University, nascerebbe il desiderio della ‘bionda’.Nonostante il successo ottenuto dallo studio pilota, è tuttavia ancora presto per ritenerlo certo: lo studio, infatti, è troppo ridotto per poter affermare una vittoria piena della medicina sul tabagismo, ed è quindi ora intenzione dell’equipe coinvolgere più centri di ricerca al fine di raccogliere conferme, o nuove informazioni, sull’efficienza della TMS. “ la TMS può aiutare le persone a ridurre il fumo”, spiega Peter Eichhammer, ricercatore per l’Università di Regensburg,molto probabilmente imitando le azioni della nicotina sul sistema di ricompensa del cervello. Ma non sostituisce una speciale terapia psicologica. In generale sarei molto cauto a promuovere la TMS come unica strategia terapeutica biologicamente guidata: la TMS può essere utile, ma deve essere inserita in un programma terapeutico psicologico”, conclude.

Rimane il fatto che una nuova speranza per chi davvero non riesce a fare a meno delle bionde è ora una realtà, a cui, ci si augura, seguano presto nuove e concrete conferme.

www.theguardian.com

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