Lady di ferro, ma in democrazia!

Una ricerca della Rice University rivela come le donne siano generalmente tacherpiù intolleranti degli uomini verso comportamenti di corruzione e malaffare, tuttavia questo dato è vero solo in condizioni culturali democratiche. In altri contesti politici le differenze morali tra generi è infatti pressocchè nulla.

di Marco Caffarello

Quando la nostra nazione fu governata da una donna ha conosciuto il suo periodo d’oro! Voglio che il primo ministro sia  Donna! Come sarebbe pulito se un governo fosse composto da sole donne!” Ma è proprio vero? Se tutto questo una volta poteva sembrare una congettura, una speranza,  una semplice opinione, o una semplice rivendicazione del genere femminile sulle proprie qualità morali, ora i dati della scienza “ne danno una parziale conferma”,ma ripeto, “una parziale conferma”. E’ ciò che emerge infatti da una ricerca della Rice University di Houston negli USA, secondo la quale il gentil sesso sarebbe più incline rispetto ai loro “compagni” a rifiutare atteggiamenti di corruzione, immorali, beffardi. Se infatti le donne sono inserite in contesti culturali nei quali il male morale è stigmatizzato e combattuto, queste si dimostrano più capaci degli uomini ad avere comportamenti irreprensibili. Ma si badi bene, questo non significa e non si converte necessariamente in una vittoria sul male morale. Questo perchè, spiega Justin Esarey , assistente professore di scienze politiche presso la Rice e autore principale dello studio, “Il rapporto tra sessi e la corruzione dipende dal contesto culturale dominante“.

Spiega infatti Esarey che “quando la corruzione è stigmatizzato, condannata e ripudiata, come nella maggior parte delle democrazie, le donne si dimostrano meno tolleranti e meno propense a impegnarsi in questo rispetto agli uomini . Ma se i comportamenti ” corrotti” sono una parte normale degli aspetti culturali di una determinata società, e la corruzione è sostenuta da istituzioni politiche, dai governi, allora non vi sarà alcun gap. E ciò che emerge infatti dai dati statistici della ricerca divisa in due parti speculari: la prima che analizza i dati sulla corruzione nazionale di 157 paesi in un periodo compreso dal 1997 al 2007, la seconda che  focalizza la propria attenzione sui livelli di corruzione “personale” attraverso l’analisi di 68 nazioni. I risultati dimostrano quanto detto sopra: in un contesto culturale democratico che contrasta la corruzione, le donne si dimostrano più irreprensibili rispetto agli uomini ad assumere atteggiamenti nocivi per la società, ma se inserite in altri contesti, come nei paesi dalle culture teocratiche, con governi dispotici, la “nobiltà del cuore femminile” si azzera. La tesi di Esarey per spiegare questa differenza di comportamento, come dice lo stesso, è che “ molte donne si sentono vincolate dalle norme politiche della loro società, anche quando prendono decisioni come funzionarie del governo”.

In sostanza ciò significa, come afferma il ricercatore della Rice University, le cui parole suonano quasi come una sentenza,che “l’assunzione di donne nel governo è improbabile che riduca la corruzione a tutti i livelli ” .
Lo studio dell’università americana è solo agli inizi e molti margini per un approfondimento degli atteggiamenti morali della società sono ancora possibili, ed è anche un dovere conoscerli.

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2013-09/ru-awl091213.php

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