Ingrassare: la guerra degli ormoni steroidei

Una straodinaria ricerca del Baylor College of Medicine (BCM), innovativa anche per le tecnologie adoperate, ha permesso di identificare il recettore degli androgeni in grado di inibire l’accumulo dei grassi. Lo studio dimostra anche come l’attività dell’ormone sia arrestata dall’azione di altri ormoni capaci di bloccarlo, i glucocorticoidi.

di Marco Caffarello

Una straordinaria scoperta dell’equipe di ricerca del Baylor College of Medicine (BCM) ha identificato il recettore degli androgeni che stimola e controlla l’accumulo dei lipidi nell’organismo. Il recettore infatti, un ormone appartenente alla famiglia degli ormoni steroidei, di cui solitamente gli uomini sono più ricchi rispetto alle donne, inibisce l’accumulo dei lipidi, ma la sua attività, dimostra lo studio, può essere contrastata e infine cancellata dall’azione di altri ormoni, i glucocorticoidi. Ciò che avviene a livello cellulare nelle fasi di “levitazione del punto vita”, è dunque una vera è propria battaglia tra ormoni steroidei, impegnati ognuno a portare a compimento la propria specifica “missione”. Come spiega Michael A. Mancini, professore di biologia molecolare e cellulare alla BCM, e direttore del Nucleo di Microscopia integrata, la vera intenzione dello studio era arrivare ad identificare quali meccanismi genetici, o singoli geni, fossero responsabili dell’ingrassamento delle cellule adipose umane: “Il progetto è iniziato con una ricerca semplice per geni o segnali specifici delle cellule di grasso”. Per raggiungere l’obiettivo, l’equipe si avvalsa di sofisticate strutture altamente tecnologiche che hanno reso possibile l’identificazione dei recettori; “Abbiamo usato un nuovo approccio che ha unito gli studi di espressione genica con la microscopia automatizzata e l’analisi delle immagini ad ‘alta definizione’ per identificare le caratteristiche specifiche ed uniche delle cellule umane e non la linea delle cellule dei topi di solito usati in questi studi”, ha detto Hartig, ricercatore presso il BCM. Grazie all’apporto della tecnica, il team di scienziati è stato quindi in grado di identificare il recettore androgeno capace di arrestare l’accumulo dei grassi; “ Il lavoro ha identificato il recettore degli androgeni come l’unico gene espresso nelle cellule di grasso”, spiega Harting
La cattiva notizia sta nel fatto che la sua attività è facilmente bloccata dall’azione dei glucocorticoidi, ormoni steroidei prodotti in prevalenza nella zona surrenale, di cui il cortisolo, l’ormone dello stress, o il colesterolo, tristemente noto per il suo peso in molte malattie del sistema cardiovascolare, ne rappresentano un esempio. Spiega Harting: “Alti livelli di glucocorticoidi possono portare ad accumulo di lipidi nelle cellule adipose e la loro deposizione in tutto il corpo e, in particolare, nella zona addominale o viscerale. Il grasso addominale è associato a maggiori rischi di malattie cardiache e diabete.”  Le ricerche dimostrano infatti che questi ormoni sono in grado di sabotare letteralmente l’attività dei recettori degli androgeni, generando così l’accumulo dei lipidi. Arrivare, dunque, a terapie capaci di arrestare l’azione “distruttiva” degli glucocorticoidi, può rappresentare la nuova frontiera nella lotta all’obesità. Come dice Michael A. Mancini, “Se sarà possibile ridurre i glucocorticoidi, allora saremo in grado di aumentare l’attività del recettore degli androgeni e regolare così il deposito di grasso.” Lo stesso poi ha concluso il suo intervento, sottolineando l’importanza dell’innovazione tecnologica, senza la quale lo studio non si sarebbe potuto neppure realizzare:” Questo è un altro esempio di quanto un alto e migliorativo approccio possa avvicinare e consentire alla ricerca di studiare i problemi scientifici di base”.

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2012-09/bcom-bbs091412.php

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