Curare il Parkinson? Prova con un caffè

Una ricerca canadese mostra gli effetti benefici della caffeina nelle terapie contro il Parkinson. E’ in grado infatti di accrescere il controllo cinestetico dei pazienti, nonché lo stato attentivo. Data l’efficacia della caffeina è assai probabile un suo ingresso nei trattamenti del morbo.

di Marco Caffarello

Bere un caffè caldo appena svegli è un rito pressoché consolidato in ogni parte del Mondo. Non c’è luogo, infatti, dove non si conosca il suo nome e il sapore intenso del suo aroma, e si può certamente asserire che oggi il caffè rappresenta uno dei simboli dell’immaginario sociale e della quotidianità, fino a divenire con il tempo “scusa” magari per una pausa dal lavoro, o magari ispirando l’oggetto di alcuni famosi sceneggiati televisivi, o magari la più semplice occasione per un ritrovo tra amici. Ma quanti di noi conoscono effettivamente le proprietà benefiche della caffeina? E’ straordinario, ma da una ricerca canadese dell’istituto McGill University Health Centre (RI MUHC), pubblicata recentemente sulla rivista Neurology, è emerso che il caffè può aiutare il controllo dei movimenti nelle persone colpite dal morbo di Parkinson. “Questo è uno dei primi studi che dimostrano i benefici della caffeina sulla disabilità motoria nelle persone che hanno la malattia di Parkinson“, ha dichiarato il Dr. Ronald Postuma, autore principale dello studio, ricercatore in neuroscienze presso RI MUCH, e professore di Medicina presso il Dipartimento di Neurologia e Neurochirurgia. “La ricerca ha già dimostrato che le persone che bevono caffè hanno un minor rischio di sviluppare la malattia di Parkinson, ma fino ad oggi nessuno studio aveva guardato le immediate implicazioni cliniche di questo risultato.” I principi attivi della caffeina interagiscono, infatti, con il sistema nervoso centrale e con il sistema cardiovascolare, e sono in grado di ridurre la sensazione di stanchezza dei soggetti, nonché di accrescerne lo stato attentivo. Il test da laboratorio ha previsto che un insieme di 61 pazienti affetti dalla malattia, fosse diviso in due gruppi distinti, dei quali al primo veniva somministrato un farmaco, mentre il secondo ha bevuto per l’arco di tre settimane una dose di caffè da 100 mg per due volte al dì, per poi aumentare la dose a 200 mg, sempre due volte al giorno e per lo stesso arco di tempo. “Le persone che hanno ricevuto gli integratori con la caffeina hanno registrato un miglioramento dei sintomi motori (cinque punti di miglioramento nella scala di valutazione che viene comunemente utilizzata dai ricercatori per misurare la gravità della malattia) rispetto a quelli che hanno ricevuto il farmaco“, ha detto Postuma. “Questo è dovuto al miglioramento nella velocità di movimento e ad una riduzione della rigidità.” Bisogna tuttavia aggiungere che se la caffeina ha dimostrato di avere degli effetti benefici nel controllo cinestetico dei pazienti, lo stesso non si può dire riguardo al fenomeno di sonnolenza che molto spesso, sostengono gli studiosi, accompagna il corso della malattia. “La caffeina ha avuto solo effetti marginali sulla sonnolenza, e non ha influenzato la depressione o la qualità del sonno notturno dei partecipanti allo studio”, spiega il ricercatore della RI MUHC. Nonostante questo parziale “insuccesso”, lo studio è solo agli inizi e le speranze della scienza sono a buon diritto fondate. Così, infatti, conclude Postuma: “La caffeina dovrebbe essere esplorata come opzione per il trattamento del Parkinson. Può essere utile come complemento ai farmaci e potrebbe quindi contribuire a ridurre i dosaggi dei pazienti”.

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2012-08/muhc-cme080112.php

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