Specchio, Specchio delle mie brame…

Una ricerca norvegese fa luce sugli effetti dannosi che i modelli di perfezione estetica imposti dalla comunicazione mediatica provocano sulla salute psicofisica degli adolescenti. Una cattiva percezione della propria corporeità favorisce che gli adolescenti di oggi siano i “ciccioni” di domani.

di Marco Caffarello
Spegnete la televisione e non riaccendetela più” verrebbe da dire se si leggono i risultati di un’affascinante ricerca-denuncia norvegese sugli effetti negativi che i modelli di perfezione estetica adoperati dalla comunicazione mediatica hanno nella salute psicofisica degli adolescenti. Sembrerebbe, infatti, che la poca stima e l’errata l’auto-percezione che gli adolescenti hanno di sé, scoraggiati e frustrati dalla “competizione” con gli stereotipi della comunicazione “dell’immagine”, giochi un ruolo decisivo nello sviluppo di future forme di obesità che “si presenteranno” con la crescita e l’età adulta. E’ ciò che risulta da uno studio dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia (NTNU) iniziato negli anni 1995-1997, quando gli uomini e le donne di oggi erano ancora adolescenti, che dimostra come la negativa auto-percezione in età adolescenziale del proprio sé, favorisca l’indebolimento delle risorse psichiche e dell’autostima, a cui si accompagna un conseguente aumento della massa grassa in età adulta. “Percepire se stessi come grassi, anche se non lo si è affatto, può effettivamente causare l’aumento del peso dei ragazzi, e diventare così obesi da adulti”, spiega Koenraad Cuypers, ricercatore presso l’Università norvegese della scienza e della tecnologia. Una spiegazione, sostiene l’equipe, può esser trovata in ciò che essi definiscono con il termine “ stress psicosociale”, ossia una natura dello stress nervoso provocato e alimentato “dall’imposizione” mediatica di un corpo ideale, da “velina”, che in quanto tale induce, il più delle volte, a guardarsi come non rispondenti a queste forme, a percepirsi in sovrappeso; sembra paradossale, ma questa stessa ansia può provocare un reale aumento del proprio peso. Ciò perchè la cattiva percezione di sé è madre di molte altre cattive abitudini; molte volte, infatti, l’ansia di apparire induce i ragazzi ad assumere atteggiamenti squilibrati nei confronti dell’alimentazione, magari arrivando anche a saltare i pasti, con l’illusione che questo poi si concretizzi in un’ effettiva perdita di peso. Dice Cuypers “Un’altra spiegazione potrebbe essere che i giovani che si vedono grassi, spesso tendono a cambiare le loro abitudini alimentari, a saltare i pasti, per esempio. La ricerca ha dimostrato che far cadere la colazione può portare all’obesità”. L’aspetto più drammatico che emerge dallo studio, è che in certi casi più gravi di squilibrio percettivo dell’io, neppure lo sport è più sufficiente a fornire risposte di compensazione; “lo studio ha scoperto che l’esercizio fisico non può compensare da sé l’effetto negativo di sentirsi in sovrappeso in giovane età”, affermano i ricercatori. La raccolta dei dati ha riguardato 1196 persone tra uomini e donne, tutte persone che a partire dagli anni sopracitati avevano un peso conforme agli standard, e lo stop alla ricerca fu stabilito nel periodo compreso tra il 2006-2008, ma solo oggi, però, è possibile dare uno sguardo d’insieme delle analisi. Metà dei partecipanti ha mantenuto, undici anni dopo l’inizio dello studio, il proprio peso, ma il dato realmente significativo è che il 78% degli individui che in questo arco di tempo si è visto “lievitare” il punto vita, aveva negli anni dell’adolescenza un cattivo rapporto con il proprio sé, con la propria “corporeità”. Nella competizione tra sessi, le donne sono più vulnerabili degli uomini. Risulta, infatti, che delle persone “ingrassate”, 59% sia donna, e, inoltre, il gentil sesso risulta essere più incline rispetto agli uomini ad avere problemi con la propria percezione sin da età adolescenziale; il 22% , contro il 9% degli uomini. La spiegazione è semplice se si considera il peso dell’apparire imposto dalla società al ruolo della donna. “La società ha bisogno di allontanarsi da un eccessiva attenzione sul peso, sulla “linea”.Deve invece sottolineare sane abitudini alimentari, come mangiare pasti regolari, vari, e mangiare a colazione. Buone abitudini di sonno sono un vantaggio. E riducendo la quantità degli adolescenti trasportati da cattivi modelli, per essere invece coinvolti in attività scolastiche e ricreative,  si potrebbe arrivare ad evitare che i ragazzi di oggi abbiano in età adulta una ‘pancia da pendolare’ “, spiega Cuypers, che poi chiude dicendo, “ Le idee del peso, della propria immagine, devono essere modificate dalla società in modo che i giovani abbiano una visione più realistica di ciò che è normale. A scuola si dovrebbe parlare con i ragazzi su quali siano le forme normali del corpo, e mostrare che tutti i corpi sono belle così come sono. E ultimo ma non meno importante: I media devono cessare di sottolineare il corpo super modello come l’ideale perfetto, perché non è “.

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2012-08/nuos-ffm080812.php

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