Mamme di tutto il mondo unitevi!

Da uno studio francese è emerso che l’estrazione sociale e il livello di scolarizzazione delle madri giocano un ruolo decisivo per l’allattamento al seno dei neonati. Le donne più altolocate e con maggiore istruzione riescono meglio e più a lungo nell’allattamento rispetto alle madri di estrazione sociale medio-bassa. Lo studio comunque “salva” l’efficacia del latte in polvere per il nutrimento dei bambini.

di Marco Caffarello

Mamme di tutte il mondo unitevi! Quello che potrebbe sembrare come la parodia del celebre motto che chiude il Manifesto Comunista di Marx ed Engels, acquista in verità un ben più drammatico significato se si considera il peso della componente sociale nell’allattamento dei neonati. E’ciò che risulta da uno studio su 2936 madri condotto dall’unità di Monitoraggio e Epidemiologia Nutrizionale (Usen) di Parigi, chiamato Epifane e pubblicato nel Bollettino epidemiologico settimanale (BEH) dell’Istituto Nazionale di Sorveglianza Sanitaria ( InVS), da cui è emerso che le donne con una più bassa scolarizzazione e di estrazione sociale medio-bassa hanno maggiore difficoltà nell’allattamento dei propri figli rispetto a quelle che provengono da “buona famiglia” e con un livello di istruzione più alto. Se infatti si comparano i dati, risulta che il 74% delle donne laureate e/o di estrazione sociale “alta” riesce ad allattare efficaciemente il proprio figlio nel primo mese di vita, contro un 62% di madri che non ha studiato o che vive in condizioni più disagiate. Se poi si considerano anche i dati dell’allattamento materno anche dopo il primo mese, risulta allora che il 62% delle donne istruite riesce ancora a nutrire il proprio figlio, contro un più modesto 44% delle madri con più bassa scolarizzazione. La ricerca, tuttavia, ha tenuto conto anche di altri fattori necessari per un’attenta indagine del fenomeno, come lo stato civile, le dipendenze alla nicotina e al alcool e persino la durata del primo contatto tra la madre e il proprio figlio dopo il parto. Ciò che è risultato essere il dato più interessante è proprio la netta distinzione tra le fasce sociali nell’efficacia dell’allattamento al seno. Certamente questo dato deve fare riflettere, tanto più se si considera che una delle raccomandazioni del National Health and Nutrition (PNNS) e di altri organismi internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è quella di allattare il neonato dal proprio seno per almeno i primi sei mesi di vita. I benefici dell’allattamento materno sono notevoli e ben definiti; si costituiscono infatti come fattore di prevenzione contro possibili allergie e infezioni, potenziando il sistema immunitario del bambino, e contro altri fenomeni quali l’obesità infantile,  inoltre agiscono anche come deterrente verso possibili tumori alla mammella della madre. Nonostante tutto, forse anche per non scoraggiare molte nuove madri che devono affrontare il difficile periodo dell’allattamento, lo studio ha voluto sottolineare l’efficienza del puerperio con latte in polvere, che rappresenta sempre un ottimo nutrimento per la salute e lo sviluppo dei neonati.

lemonde.fr/societe/article/2012/09/18/la-pratique-de-l-allaitement-varie-fortement-en-fonction-du-niveau-social-de-meres_1761653_3224.html

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