Lungo la via Emilia corre una nuova speranza nella lotta alla Sclerosi Multipla

Parte la sperimentazione del metodo Zamboni, un nuovo approccio terapeutico nella lotta alla Sclerosi Multipla. Il metodo promuove interventi di natura vascolare diversamente da quelli del passato più squisitamente neurologici. La prima città ad ospitare la sperimentazione sarà Ferrara, ma presto saranno coinvolte molte altre città della penisola

di Marco Caffarello

Parte la sperimentazione clinica dell’atteso progetto Brave Dreams, dall’acronimo Brain Venous Drainage Exploited Against Multiple Sclerosis, coordinato dal chirurgo vascolare Paolo Zamboni, primario dell’Azienda ospedaliero sanitaria di Ferrara.
Il progetto si pone come suo obiettivo una vera e propria rivoluzione delle terapie che fin’ora sono state utilizzate nella cura di uno dei più terribili morbi che colpiscono l’uomo: la Sclerosi Multipla.
Grazie all’intuizione del professore ferrarese, da cui il nuovo metodo prende anche il nome, chiamato per l’appunto “metodo Zamboni”, da oggi sarà possibile curare la malattia intervenendo sulle ostruzioni vascolari che determinano l’insufficienza venosa cronica cerobro spinale(Ccsvi).
Sebbene la Sclerosi Multipla sia una malattia degenerativa di natura neurologica, e nonostante la Ccsvi possa presentarsi anche indipendentemente dalla presenza della Sclerosi, con la sua esperienza Zamboni ha intuito infatti che esiste una profonda reciprocità tra i due mali; sono oltre il 90% i pazienti affetti dalla Sclerosi a soffrire anche di Ccsvi.
Anche due studi della onlus “Ccsvi nella Scerosi Multipla” e di altri centri di ricerca confermano le tesi di Zamboni.

“Non si può affermare che manchino evidenze scientifiche: la Ccsvi è una patologia a carico delle vene e nei casi di sclerosi multipla è presente con un’incidenza superiore al 90%”. Lo afferma Gisella Pandolfi, presidente nazionale della Società internazionale delle malattie neurovascolari.

Uno studio pubblicato lo scorso 28 aprile sulla rivista International Angiology di Pietro Maria Bavera, responsabile del reparto di angiologia e chirurgia della Fondazione Don Gnocchi di Milano, conferma la stretta correlazione tra la Ccvsi e la Sclerosi.

“Dalla fine del 2010 ho preso in considerazione per un anno 823 pazienti con sclerosi multipla che intanto sono diventati oltre 1300. Ho utilizzato due ecografi differenti per evitare ombre legate alla strumentazione e nel 90% dei casi ho notato anomalie venose. In base ai risultati ottenuti sui pazienti sottoposti ad angioplastica, ho registrato anche miglioramenti dei sintomi interessanti: tra i principali, regressione delle cefalee nel 77% per cento, della stanchezza nell’87 e della disabilità motoria nel 96,7. È innegabile che la Ccsvi esista e che intervenire sulla malformazione vascolare porta a risultati positivi”, spiega Bavera.

Per Zamboni, infatti, malformazioni e malfunzionamenti del sistema vascolare impediscono il deflusso del sangue dal cervello ai vari organi del corpo e provocano  all’interno dell’area encefalica ristagni ematici che sono alla base di molte tossine.
Il metodo di Zamboni, dunque, nella cura della Sclerosi, promuove un approccio prevalentemente vascolare, attraverso il quale, e dopo una correzione dei problemi del deflusso sanguigno, sarà possibile ottenere enormi miglioramenti quali una ripresa del tono muscolare e parzialmente anche dell’attività fisica.
Ad ogni modo questo nuovo approccio sanitario non esclude quello tradizionale, che cura la malattia attraverso forme di intervento a carattere prevalentemente neurologico.
L’inizio della sperimentazione è stato annunciato da Carlo Lusenti, assessore alla salute della Regione Emilia Romagna, ente che ha contribuito al lancio del progetto con un finanziamento di 2 milioni e 900mila euro.
La prima struttura ospedaliera che avrà l’onore di sperimentare per la prima volta nella storia il nuovo approccio terapeutico sarà, e non poteva essere altrimenti, l’Azienda ospedaliero universitaria di Ferrara, sede del professor Zamboni.
Sono previste, tuttavia, prossime sperimentazioni anche in altre strutture sanitarie della penisola, come l’USL di Bologna, l’ospedale Cannizzaro di Catania, e di altre 14 centri che hanno già ricevuto dal Ministero per la Salute il nulla osta per il via alla nuova procedura.
E’ di pochi giorno fa infatti, appena il 17 luglio, il rilascio da parte del dicastero del nulla osta per il là su scala nazionale della sperimentazione del metodo Zamboni, dopo che una commissione ad hoc incaricata dalla stessa istituzione si era già pronunciata positivamente sulla validità metodologica ed etica. Ogni struttura sanitaria prenderà in cura circa 60 pazienti, la cui selezione avverrà sulla base di un esame della storia clinica dei candidati che non devono, comunque, aver superato una certa soglia nella progressione della malattia. Si stima che il periodo di cura coprirà il tempo di un anno, dopo il quale si aprirà una seconda fase che prevede tra l’altro anche una relazione dei risultati ottenuti da consegnare alla comunità scientifica internazionale.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/06/insufficienza-venosa-e-sclerosi-multipla-provata-la-coesistenza/286280

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