Un collegamento tra i disturbi del metabolismo e l’Alzheimer

di Marco Caffarello

Nuovi studi confermano la correlazione tra i disturbi del metabolismo e l’Alzheimer. La fonte della relazione va ricercata nelle anomalie riscontrate nell’attività cellulare

Esiste una stretta correlazione tra i disturbi del metabolismo e la sindrome di Alzheimer. Questa la straordinaria scoperta di uno studio nato dalla collaborazione di molte Università, tra le quali segnaliamo  il contributo delDipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Università di Bari, e l’unità di Geriatria e Gerontologia dell’Università di Foggia. Da alcuni anni, infatti, la ricerca scientifica, per arrivare a nuove strategie di prevenzione contro l’Alzheimer, ha iniziato sempre più a concentrare la propria attenzione su possibili fattori di rischio di natura metabolica.
L’obesità, il diabete e l’ipertensione, possono, ad esempio, rappresentare un ponte perfetto verso questo morbo, che, com’è noto, colpisce prevalentemente le persone più avanti con gli anni.
Si è scoperto infatti che il diabete di tipo 2 (T2D) è legato a certe forme di  deficit cognitivo e che il rischio di accrescere sia il diabete che l’Alzheimer aumenta progressivamente con l’aumentare degli anni.
Spiega il dott. Frisardi che “anche se i meccanismi molecolari alla base della relazione tra sindrome metabolica e disturbi neurologici non sono pienamente compresi, sta diventando sempre più chiaro che le alterazioni cellulari e biochimiche osservate nei disturbi del metabolismo possono costituire un ponte tra la sindrome metabolica patologica e vari disturbi neurologici,
Riguardo alla correlazione tra il morbo di Alzheimer e il diabete di tipo 2 ha cercato di dare il proprio contributo di conoscenza ed esperienza anche Paula I. Moreira, ricercatrice presso la facoltà di Medicina e il Centro di Neuroscienze e Biologia Cellulare dell’Università di Coimbra in Portogallo.                                     Secondo le sue ricerche la fonte che correla le due patologie va ricercata all’interno della membrana cellulare, e in particolare nell’anomalie riscontrate nell’attività dei mitocondri.
Com’è noto i mitocondri svolgono una funzione fondamentale nell’attività cellulare, essendo deputati alla regolazione dell’ossidazione della cellula, ed in entrambi i disturbi sono stati evidenziati evidenti analogie; l’amilina, un peptide che forma depositi nelle cellule pancreatiche di pazienti con diabete di tipo 2, ha infatti molte proprietà in comune con ß-amiloide delle placche del cervello colpito da Alzheimer.
La scoperta è stata accolta con grande entusiasmo dalla comunità scientifica, perchè, come osserva la dottoressa Moreira “la comprensione dei meccanismi fondamentali alla base di questa interazione può offrire delle opportunità per la progettazione di efficaci strategie terapeutiche”.
Anche José A. Luchsinger , ricercatore presso la Columbia University ha voluto prender parte allo studio sostenendo che” anche se l’idea è altamente speculativa, l’associazione tra T2D e deficit cognitivo potrebbe non essere casuale. Molte evidenze forniscono un sostegno all’idea che l’ Alzheimer potrebbe causare T2D, o che entrambe potrebbero condividere percorsi causali”.

Fonte: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2012-06/ip-lbm061412.php

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