Obesità mondiale: business delle lobby

di Marco Caffarello

Negli ultimi 50 anni la popolazione obesa mondiale è triplicata. La responsabilità è da attribuire allo squilibrio alimentare ma nuove prospettive esegetiche della storia invitano a riconsiderare l’evoluzione degli avvenimenti e la pianificazione della distribuzione degli alimenti

Se c’è un anno che ha segnato un punto di svolta nella storia dell’obesità dell’uomo, questo è il 1971. Manca un anno alle nuove elezioni per la casa bianca di Washington, e la presidenza di Richard Nixon, candidato per un secondo mandato, inizia a sentire i primi scricchiolii che poi si trasformeranno nel tonfo del Water Gate del 1974.

La guerra in Vietnam e il sempre più crescente malumore sociale impegnano non poco l’allora presidente, ma un problema più spinoso lo impensieriva all’epoca dei fatti: l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

L’inflazione, dovuta anche per effetto della crisi petrolifera dei paesi arabi nei primi anni 70, unita al già diffuso malessere per la guerra in Vietnam, rischiarono di compromettere il consenso di Nixon in vista delle imminenti elezioni.

Per ottenere un nuovo slancio elettorale l’allora presidente attuò una serie di misure politiche protese a ridurre il prezzo dei prodotti, ma per farlo doveva  ottenere prima il favore di una classe molto potente nello scacchiere delle lobby americane: quella degli agricoltori.

Così nominò segretario all’agricolutura del governo americano Earl Butz, a quel tempo governatore dell’Indiana ed esperto di economia dell’agricoltura con la quale si laureò nel 1937.

La politica che Butz attuò fu un radicale cambiamento del cibo che ogni giorno mangiamo, e con esso cambiò anche la forma del nostro corpo.

In particolare Butz investì nella politica dell’alta produzione del mais, cereale molto diffuso con il quale l’economia si sarebbe potuta rilanciare.

Si incrementò così la produzione del cereale; i grandi allevamenti di bovini vennero forniti di industriali dosi di mais per l’alimentazione del bestiame e conseguentemente a ciò crebbe la distribuzione degli Hamburger, e come olio nei Fast Food si poteva utilizzare quello di mais, molto più grasso e nocivo di quello d’oliva,ma sempre più economico.

Verso la metà degli 70′ Butz volò in Giappone per assistere personalmente ad un’innovazione che di lì a poco rivoluzionerà completamente la produzione ed il consumo dei prodotti alimentari: lo sciroppo di mais ad alta concentrazione di fruttosio (HFC) o sciroppo glucosio-fruttosio come viene chiamato nel Regno Unito.

Si tratta di una sostanza altamente zuccherina, un dolcificante che può essere impiegato su tutti i cibi, quali pizza, carne, insalate,ciò per “esaltarne” il gusto; inoltre è decisamente a più buon mercato del Saccarosio.

A partire da quegli anni l’utilizzo dello sciroppo divenne di massa ed applicato per ogni prodotto la cui distribuzione si concentrava sopratutto nei grandi centri commerciali, e dal 1984 la sostanza cominciò ad essere impiegata anche nelle bevande analcoliche come la Coca-Cola.

Parallelamente alla conquista dei mercati, si assiste ad un aumento delle malattie cardiache e alla crescita esponenziale della popolazione grassa, sicchè anche l’industria tessile si adeguò ai cambiamenti nel sociale, iniziando la produzione delle famose e simpatiche XXXL.

Gli evidenti squilibri che il nuovo regime alimentare stava provocando nella popolazione americana, videro nascere accesi dibattiti sulle cause di una così rapida diffusione di malattie di natura cardiovascolare e dell’obesità nella popolazione mondiale già a partire dalla metà degli anni 70′.

Due scuole si fronteggiarono; coloro che accusavano gli zuccheri, rappresentate dalla figura di John Yudkin, all’epoca dei fatti professore presso l’Università di Londra, e quelli che fecero ricadere la responsabilità sui grassi, rappresentati da Ancel Keys, allora un famoso nutrizionista americano.

Se oggi sappiamo con certezza che lo zucchero è responsabile di molte malattie cardiovascolari, del diabete e di patologie dell’area intestinale, e che per molti aspetti si può ben ritenere che un’ assunzione prolungata dia luogo a forme di dipendenza, all’epoca dei fatti è probabile che il venir meno delle teorie di Yuknin rispetto a quelle di Keys siano dipese da correnti che spinsero a favore della “legittimità scientifica” degli zuccheri, ciò ovviamente per favorire le ragioni dei mercati.

Questa tesi è sostenuta da David Kessler, ex capo dell’agenzia alimentare più potente del governo degli Stati Uniti, la FDA.

Rivela Kessler, infatti, che l’industria alimentare era già pronta al lancio di nuovi prodotti da cui, sapeva, avrebbe tratto enormi guadagni: i cibi “zero grassi”.

Gli industriali e le grandi Lobby sapevano che  la scelta si sarebbe rivelata vincente, perchè avrebbe invogliato le masse a mangiare in modo “sano” e a “basso costo”.

Oggi sappiamo con certezza che dietro l’illusorio azzeramento dei grassi, si cela un esponenziale utilizzo di additivi dolcificanti il cui effetto sulla salute dell’uomo è ancor più dannoso.

L’effetto sulla salute di questo “tsunami di zuccheri” distribuito su quasi tutti i prodotti che compriamo quotidianamente nei nostri supermercati è terrificante, ma solo oggi inizia ad essere realmente compreso e ad essere con insistenza denunciato.

Nel febbraio del 2012 Laura Schmidt e Claire Brindis ricercatrici presso l’Università della California, hanno scritto un articolo per la rivista di scienze Nature che riportava le evidenze scientifiche della responsabilità del fruttosio, sopratutto se a grandi concentrazioni, nella formazione di tossicità epatiche, e a marzo dello stesso anno il New York Time ha pubblicato uno studio-denuncia che dimostra come le persone che sono solite bere bibite altamente caloriche e zuccherine hanno il 20% in più di probabilità di essere colte da infarto rispetto a quelle che lo fanno sporadicamente.

Anche la politica sembra essere sulla retta via. Sono allo studio, da parte dei governi dei paesi più industrializzati, disegni di legge tesi a contrastare l’obesità in generale e l’abuso degli zuccheri, come ad esempio l’iniziativa di  Barak Obama, attuale presidente USA, che ha chiesto di tassare tutte le bevande che superano una certa soglia standard di concentrazione di zuccheri e tutti gli alimenti eccessivamente calorici e grassi, o come quella francese decisa a voler tassare la Nutella.

Fonte: theguardian/business/2012/jun/11/why-our-food-is-making-us-fat

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