Quando l’orologio biologico non corrisponde a quello sociale

di Elena Valli

Perennemente stanchi e in lotta con la bilancia? Non è una semplice coincidenza, ma una vera e propria sindorme che prende il nome di “social – jetlag”; questo è quanto emerge da una ricerca tedesca, che vede circa i 2/3 della popolazione occidentale affetta da stanchezza cronica

 Ci sentiamo sempre stanchi, spompati, apatici, ci guardiamo allo specchio e vediamo due enormi occhiaie a cerchiarci gli occhi, passiamo le giornate correndo da una parte all’altra, divisi tra lavoro, studio, famiglia e amici. La mattina spesso non riusciamo ad alzarci se non grazie a una potentissima sveglia e nel weekend siamo così privi di energie che, piuttosto che uscire a fare una passeggiata, preferiamo rimanere a casa a riposare… cosa ci sta succedendo? Soffriamo della sindrome da “jetlag sociale”, ovvero della mancata corrispondenza fra l’orologio biologico interno e l’orologio sociale.

 La ricerca pubblicata su Current Biology, che vede all’opera i ricercatori dell’Università di Monaco, stima che solo in occidente i 2/3 della popolazione non dorme a sufficienza. Al primo posto ci sarebbero soprattutto i più giovani e poi tutte le altre fasce d’età. Inoltre si ritiene che questa mancata sincronia tra l’ambiente esterno e quello interno possa contribuire in maniera significativa all’aumento dell’obesità, altre grande crepa delle società moderne.

L’ orologio interno, che si basa sull’alternarsi delle ore di buio e le ore di luce, è fondamentale per il giusto funzionamento delle funzioni fisiologiche, ma i concetti di “giorno” e “notte” sono molto relativi nella nostra società; spesso infatti, per motivi di lavoro o studio, ci ritroviamo a passare la maggior parte del tempo in luoghi bui e chiusi non facendo percepire al nostro corpo che c’è luce. Questo sfasamento porta a uno squilibrio interno, che alla lunga vede sempre più persone abusare di sostanze come l’alcol, la nicotina e la caffeina. Si è osservato che in media 4 persone su 5 necessitano del suono della sveglia per potersi alzare dal letto durante la settimana, segno che interrompono il loro riposo a metà, dovendo poi recuperare nel weekend tutto il sonno perduto.

 I ricercatori dell’Università di Monaco guidati da Till Ronneberg, biologo e professore all’Instituto di Medicina e Psicologia di Monaco, stanno stilando una mappa mondiale del sonno e per disegnarla hanno messo on line un questionario in varie lingue, che è già stato compilato da circa 130.000 persone in tutto il mondo e che è a tutt’oggi ancora possibile da reperire. Da questi dati raccolti è emerso che una persona su tre soffre di due ore di jatlag perenne, mentre 1 su due (circa il 50%) ha almeno un’ora di sfasamento. Inoltre la mappa prende in considerazione il peso, l’altezza e il tempo dedicato al riposo dei soggetti che hanno compilato il questionario, trovando una forte corrispondenza fra le ore di sonno perdute e i Kg di troppo accumulati.

 In generale è stato osservato che negli ultime 30 anni le ore dedicare al sonno notturno sono drasticamente diminuite, soprattutto durante i giorni lavorativi.

 Negli ultimi decenni è anche aumentata l’obesità, che quindi potrebbe essere davvero fortemente correlata al jetlag sociale. Le cattive abitudini quotidiane, molto presenti ai giorni nostri, sono anche l’espressione di una vita frenetica, stressante, dove sono i ritmi lavorativi a fare da padroni e in cui al mattino quasi nessuno si sveglia soddisfatto del sonno notturno. A questo proposito Till Ronneberg commenta così la tesi della sua ricerca: “Svegliarsi col suono della sveglia è un aspetto relativamente nuovo nella vita degli uomini. Per questo motivo siamo spesso cronobiologicamente sfasati e cronicamente stanchi”.

 Fonte: “Social jetlag is a real health hazard” – Current Biology

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2012-05/cp-sji050412.php

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