Sogni d’oro Leptina

di  Marco Caffarello

Un recente studio dimostra l’ininfluenza dell’ormone nella durata del sonno. Un campione di 80 persone tra uomini e donne, selezionate al telefono, sottoposte al test

Sin dalla sua scoperta, nel 1994,si è sempre ritenuto che la Leptina giocasse un ruolo da protagonista per l’equilibrio omeostatico dell’organismo, e che a una variazione della sua quantità dovesse corrispondere necessariamente un analogo cambiamento di altre parti del sistema metabolico, ma oggi non è più così, o almeno non completamente.

Per lungo tempo si è pensato, infatti, che esistesse una stretta correlazione tra la durata del sonno e la quantità di Leptina presente nel sangue, cosa che ha indotto  a ritenere che al crescere delle ore del sonno  dovesse corrispondere un analogo aumento della quantità dell’ormone o viceversa.

Questa ipotesi fu, inoltre, avvalorata da uno studio del 2004 condotto dal Dipartimento di medicina dell’University of Chicago e pubblicato sul Journal Clinical Endocrinal and Metabolism, che dimostrò, attraverso l’utilizzo di dati statistici, come al variare della concentrazione dell’ormone corrispondano, secondo le leggi dell’equilibrio energetico, analoghe variazioni di altre funzioni metaboliche. La ricerca evidenziò infatti che con la riduzione delle ore del sonno si registrano cambiamenti della quantità di Cortisolo, l’ormone dello stress, una riduzione della media giornaliera dei battiti cardiaci e una variazione in generale del controllo dell’appetito, tutte funzioni che in un modo o nell’altro ricadono sotto la regia della Leptina.                                                                                                                                                                         Tuttavia il più recente studio, realizzato dal Wisconsin sleep cohort  presso il National Institutes of Health Clinical Center  di Chicago e pubblicato nel dicembre del 2011 su Silver Spring, confuta di fatto  i dati riportati dalla precedente analisi.

Questo studio segnala, infatti, come non tutte le azioni dell’ormone sono alterate con il cambiamento delle ore di sonno; anzi, molte delle presunte variazioni dimostrate dall’ultima ricerca, come ad esempio la variazione del battito cardiaco e della pressione sanguigna, sono in realtà nulle.

Ancora una volta scopo dello studio è stato quello di esaminare quale relazione esista tra il sonno e la Leptina, un’analisi che si è realizzata grazie ad un’indagine svolta su un campione di 80 uomini soggetti ad obesità e di donne in premenopausa in età compresa tra i 18 e i 50 anni.

Prima del test ogni partecipante, selezionato attraverso delle accurate interviste telefoniche, si è sottoposto a degli esami di screeming che comprendevano un’anamnesi, un elettrocardiogramma, esami ematologici e alcune misure antropometriche. Inoltre ognuno  ha dovuto dormire nell’arco di 2 settimane per una media di 6 ore e 30 minuti al dì, indossando al polso un particolare monitor, con la forma di un orologio, che aveva il compito di prendere 2 misure: quella della durata del sonno e quella della sua efficacia.  Nello stesso periodo sono state somministrate ai pazienti diverse quantità di apporto calorico con il fine di verificare eventuali conseguenze che una variazione d’energia  potrebbe provocare nella stabilità e durata del sonno.  Ogni mattina, poi, ai pazienti veniva prelevato a digiuno del sangue, che in seguito veniva analizzato.

I risultati delle analisi dimostrano che nelle donne sottoposte al test si registra in media una più lunga durata del sonno e una maggiore percentuale di grasso adiposo, mentre negli uomini è stata riscontrata una maggiore fragilità, ma in ogni modo in entrambi i casi non è possibile affermare una diretta relazione del sonno con le quantità di Leptina riscontrate, essendo la sua variazione assolutamente irrilevante.

JCEM, Silver Spring Maryland

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